Pizza militanteMegaton è l’impasto punk che prende posizione

Dalla collaborazione tra Berberè e gli Sleaford Mods nasce una pizza in edizione limitata che unisce musica, impasto e impegno civile. Due euro a pizza devoluti a War Child, tra Londra e Italia, per trasformare un gesto quotidiano in un atto politico

C’è un’idea di pizza che va oltre il menu, che esce dal perimetro del gusto e diventa messaggio concreto. Megaton nasce così, dall’incontro tra i fratelli Aloe di Berberè e Sleaford Mods, duo simbolo di una musica cruda, minimale, dichiaratamente schierata. Una pizza in edizione limitata, disponibile per dicembre e gennaio nei cinque locali londinesi del gruppo, Kentish Town, Clapham, Tottenham Court Road, Marylebone e Westfield, e a gennaio in tutte le ventuno pizzerie italiane che questi imprenditori hanno collezionato nella loro ormai lunga carriera, che li ha portati a essere una realtà affermata in patria e ad aprire cinque locali anche a Londra, città conquistata dopo il Covid e nella quale lavorano proprio come in Italia, con fornitori locali cercati accuratamente e una oculata gestione delle risorse umane. 

Il cuore del progetto non è solo gastronomico, come quasi sempre per Berberé e come è successo ad esempio per la partnership invernale con il ristorante romano Mazzo, con cui hanno creato la Pizza Concia d’Inverno, con broccolo romanesco, guanciale, pecorino maremmano semi-stagionato, fiordilatte e menta.

Qui si parte dallo stesso presupposto di condivisione, ma si prova ad andare oltre, con un aspetto sociale importante: per ogni Megaton venduta, due sterline o due euro vengono devoluti a War Child, organizzazione umanitaria impegnata da oltre vent’anni nel sostegno ai bambini colpiti dai conflitti armati. Un contributo diretto, semplice, ripetibile: mangiare una pizza come atto concreto di solidarietà.

La Megaton prende il nome dall’omonimo singolo degli Sleaford Mods, nato a sua volta per sostenere War Child. Anche la ricetta riflette un’idea di intensità senza compromessi: la base è quella classica Berberè, impasto biologico, lievitazione naturale di ventiquattro ore, struttura leggera ma resistente. Sopra, una salsa marinara essenziale, olio all’aglio, pomodori semi-secchi, funghi marinati nella soia e poi arrostiti, salsa verde al coriandolo e peperoncini jalapeño. Un profilo deciso, vegetale, quasi abrasivo proprio come le sonorità del gruppo, che non cerca l’equilibrio ma una presa di posizione.

Jason Williamson racconta la genesi della pizza come un momento di «romanticismo pizzaiolo», nato nella sede di Marylebone dopo convenevoli e caffè memorabili. Ma il punto, dice, è un altro: ogni pizza venduta contribuisce concretamente a migliorare la vita dei bambini sfollati dalla guerra. «Cosa c’è di meglio?», si chiede, e la risposta è implicita.

Per Matteo e Salvatore Aloe questa collaborazione è la sintesi naturale di due passioni, cibo e musica, e di una visione condivisa. La stessa attitudine senza compromessi che gli Sleaford Mods portano sul palco è quella che Berberè rivendica nel proprio modo di fare pizza: stagionalità, fermentazioni lente, rifiuto delle scorciatoie, e una responsabilità sociale che non resta sullo sfondo.

Megaton sarà disponibile anche da asporto e delivery tramite Deliveroo nel mese di gennaio: un tempo limitato, come tutte le cose che contano davvero. Ma con un’eco che va oltre il piatto. Perché, a volte, una pizza può fare molto più rumore di quanto immaginiamo.

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