L’informativa alla CameraHannoun contro Linkiesta, Onori porta il caso in Parlamento

Le querele temerarie nei confronti del giornalista Massimiliano Coccia da parte dell’uomo accusato di essere il capo della cellula italiana di Hamas sono «atteggiamenti che alimentano odio», «inaccettabili», da condannare «senza esitazione”, ha dichiarato in aula la deputata di Azione

AP/LaPresse

Le dichiarazioni di Mohammad Hannoun, l’architetto giordano e residente da anni a Genova, attualmente sotto indagine per presunti finanziamenti ad Hamas, «tra cui elogi ad azioni antisemite, richiami alla legge del taglione, e comportamenti intimidatori come le querele temerarie nei confronti del giornalista Massimiliano Coccia de Linkiesta, sono gravissime e inaccettabili e vanno condannate senza esitazione». A dirlo è stata Federica Onori, deputata di Azione e segretaria della commissione Esteri, durante l’informativa del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulla vicenda. «Si tratta di atteggiamenti che alimentano odio e chi ha ritenuto di associarsi a questa persona se ne deve prendere la responsabilità politica», secondo la parlamentare. «Poi, se e quando una sentenza dovesse accertare che vi è stato un finanziamento al terrorismo, non avremo esitazione a indignarci anche per questo e a sostenere con forza l’azione dello Stato per sanzionarlo», ha aggiunto.

Nel corso dell’informativa, il ministro Piantedosi ha evidenziato come, «secondo l’ipotesi investigativa», Hannoun sarebbe «il capo della cellula italiana di Hamas». «Dietro il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità, è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo», ha proseguito facendo riferimento a una rete presente a Genova, Milano, Roma e «attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici, manifestazioni». In particolare, la rete di Hannoun «risulta che sia riuscito a far pervenire a esponenti di Hamas oltre sette milioni di euro, con finalità di supporto all’azione della stessa organizzazione terroristica». L’autorità giudiziaria ha provveduto a sequestrare beni per un importo complessivo di più di otto milioni di euro, ha ricordato Piantedosi citando le 17 perquisizioni effettuate fra Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio oltre ai 27 indagati e gli oltre 50 individui d’interesse investigativo.

Il ministro ha inoltre sottolineato che i sospetti di contiguità tra Hannoun e Hamas «sono risalenti nel tempo e collegati in primo luogo a pregresse indagini svolte dalla Digos di Genova, in particolare tra il 2003 e il 2006, e dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza tra il 2017 e il 2021». Ha poi fatto riferimento anche al «contributo da parte di polizie straniere di Germania, Francia, Olanda e Spagna e della struttura antiterrorismo di Israele» nel corso delle indagini. 

Proprio ieri, mentre si teneva l’informativa di Piantedosi, l’Associazione dei palestinesi in Italia, fondata dallo stesso Hannoun, ha lanciato una nuova giornata di mobilitazione, sabato 17 gennaio a Milano, dal titolo «La solidarietà non è terrorismo» per chiedere la liberazione dell’architetto e degli altri arrestati. La manifestazione partirà alle 15 da via Palestro per chiudersi in piazza Scala.

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