Dopo il 5GLa sfida Stati Uniti-Cina si sposta sui router, e potrebbe presto arrivare da noi

La decisione americana di limitare l’import di dispositivi stranieri segna un nuovo capitolo della competizione tecnologica con Pechino. Washington li considera un rischio per la sicurezza nazionale, aprendo la strada a una possibile estensione delle restrizioni anche agli alleati dall’altra parte dell’Atlantico

AP/LaPresse

Washington, D.C. La competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina entra in una nuova fase, più silenziosa ma non meno strategica. Questa volta al centro non ci sono le reti 5G o i semiconduttori, ma un oggetto quotidiano e apparentemente innocuo: il router domestico.

Lunedì, la Federal Communications Commission, l’autorità statunitense per le comunicazioni, ha annunciato la decisione di bloccare l’importazione di nuovi modelli di router consumer prodotti all’estero, salvo concessioni specifiche da parte delle autorità di sicurezza nazionale. La misura non riguarda i dispositivi già in uso o già presenti sul mercato, ma potrebbe comunque ridisegnare profondamente un settore dominato da produzioni offshore. La motivazione è esplicita: sicurezza nazionale. Secondo la valutazione interagenzia su cui si basa la decisione, i router domestici sono diventati uno dei principali punti di ingresso per operazioni di cyberspionaggio e attacchi informatici. Dispositivi compromessi possono essere utilizzati per creare botnet, facilitare accessi non autorizzati alle reti, o fungere da piattaforme di lancio per attacchi contro infrastrutture critiche.

Negli ultimi anni, diverse campagne attribuite ad attori statali hanno sfruttato vulnerabilità diffuse proprio in router di piccole dimensioni, spesso poco aggiornati o prodotti con standard di sicurezza non uniformi. Il rischio, nella lettura americana, è sistemico: una base installata ampia e poco protetta può trasformarsi in un’infrastruttura parallela a disposizione di attori ostili.

Formalmente, la decisione della Fcc non prende di mira un Paese specifico. Ma il contesto è chiaro. Tra i principali produttori globali figura TP-Link, azienda fondata in Cina e oggi con sede anche negli Stati Uniti, già oggetto di attenzioni da parte dell’amministrazione americana. Più in generale, quasi tutti i router venduti sul mercato statunitense – inclusi quelli di marchi americani – sono assemblati all’estero, soprattutto in Asia.

Questo rende la misura particolarmente significativa: non si tratta di un intervento mirato su singole aziende, ma di un tentativo di ridefinire l’intera filiera, introducendo criteri di «affidabilità» che vanno oltre il semplice controllo tecnico. In altre parole, il router entra ufficialmente nella categoria delle infrastrutture critiche. Le reazioni del mercato suggeriscono che gli operatori si aspettano un’applicazione selettiva della norma. L’ipotesi più accreditata è che il sistema di esenzioni finisca per favorire produttori considerati trusted, affidabili, riducendo lo spazio per aziende percepite come più rischiose dal punto di vista geopolitico.

Non è un copione nuovo. Negli ultimi anni, Washington ha progressivamente esteso l’ambito della sicurezza nazionale a una vasta gamma di tecnologie civili: dalle reti 5G ai droni, fino ai dispositivi di sorveglianza. Il principio è sempre lo stesso: limitare la presenza di fornitori legati, direttamente o indirettamente, a Paesi rivali in segmenti ritenuti sensibili.

E l’Europa? La domanda è sempre più inevitabile. Dopo il 5G – dove molti Paesi europei hanno seguito, con diverse sfumature, la linea americana – e dopo altri casi meno visibili ma analoghi come sugli scanner e le telecamere, è plausibile che anche il tema dei router arrivi presto sul tavolo europeo. Non solo per allineamento politico, ma per una convergenza di interessi: la crescente consapevolezza che dispositivi diffusi capillarmente nelle case e nelle imprese rappresentano una superficie di attacco ampia e difficilmente controllabile. Per gli Stati Uniti, spingere gli alleati in questa direzione significa ridurre i rischi lungo catene di approvvigionamento sempre più integrate e, allo stesso tempo, limitare l’espansione globale di fornitori cinesi in segmenti chiave. Se e quando il dossier router arriverà in Europa, la sfida sarà la stessa già vista con il 5G: trovare un equilibrio tra sicurezza, costi e autonomia tecnologica.

X