British American Tobacco critica il recente report della Commissione europea sulla normativa in materia di tabacco e nicotina, sostenendo che l’attuale approccio rischia di compromettere l’obiettivo di un’Europa senza fumo entro il 2040.
Secondo l’azienda, il documento riconosce limiti significativi nella propria analisi, in particolare l’impossibilità di valutare con chiarezza l’impatto delle singole politiche e dei cosiddetti “fattori esterni”, come le preferenze dei consumatori o la diffusione di alternative senza combustione. Una lacuna che, secondo British American Tobacco, indebolisce la base scientifica su cui costruire nuove regolamentazioni.
Nel mirino anche il metodo seguito dalla Commissione: il processo, durato quattro anni, si sarebbe allontanato dalle stesse linee guida europee sulla “better regulation”, che prevedono decisioni fondate su evidenze solide. Tra le criticità evidenziate dall’azienda figurano un uso selettivo dei dati, conclusioni considerate predeterminate e un coinvolgimento ritenuto non equilibrato degli stakeholder.
British American Tobacco sottolinea inoltre che politiche fortemente restrittive, in particolare sui prodotti alternativi al fumo tradizionale, rischiano di produrre effetti controproducenti, come l’espansione dei mercati illegali. In questo senso, richiama i dati Eurobarometro, secondo cui Paesi come Svezia, Repubblica Ceca e Grecia – che combinano regole severe sulle sigarette con una regolamentazione più flessibile dei prodotti senza combustione – avrebbero registrato un calo più rapido dei fumatori rispetto alla media europea, ferma al ventiquattro per cento.
«Per raggiungere l’obiettivo di un’UE senza fumo entro il 2040 sarà necessaria una regolamentazione intelligente dei prodotti a base di nicotina senza combustione», ha dichiarato Fabio de Petris, vicepresidente per gli affari europei di British American Tobacco, sottolineando la necessità di un approccio maggiormente allineato alle evidenze scientifiche disponibili.
Nel complesso, secondo l’azienda, il report solleva dubbi sulla capacità dell’attuale quadro normativo di produrre risultati efficaci, lasciando aperta la questione se i limiti dipendano dalle politiche europee o dalla loro applicazione nei singoli Stati membri.