La perdita di potere di acquisto dei lavoratori subordinati è un problema atavico del nostro Paese. In Italia le retribuzioni sono definite dalla contrattazione collettiva per la grande maggioranza dei dipendenti. I Ccnl fissano i livelli minimi degli stipendi che devono essere corrisposti ai lavoratori. La durata dei contratti collettivi è temporanea e alla loro scadenza le aziende e i sindacati si incontrano per negoziare i termini e le condizioni del rinnovo.
Durante le trattative, l’adeguamento dei salari all’inflazione è spesso il tema più importante su cui divergono le opinioni delle organizzazioni imprenditoriali e dei sindacati. Uno dei temi principali riguarda la misura dell’aumento dei prezzi da utilizzare come riferimento per adeguare le retribuzioni dei dipendenti. Come sottolinea un recente contributo della Fondazione Adapt, i dati forniti dall’Istat sono spesso statici, aggregati e circoscritti a un periodo di tempo limitato, senza considerare l’evoluzione degli aumenti retributivi in un settore specifico.
Per superare questi limiti, serve un metodo che segua nel tempo l’andamento degli stipendi in un determinato ambito produttivo, considerando non solo quanto aumentano, ma anche quando, con quali cadenze temporali e con quali prospettive future. In questo modo si può capire, anno dopo anno, se le retribuzioni dei dipendenti tengono davvero il passo con i prezzi dei beni di consumo. Da un lato, questo modus operandi aiuta a capire se gli stipendi hanno seguito l’inflazione, perso valore o recuperato terreno nel tempo. Dall’altro, permette di distinguere meglio tra due cose diverse: adeguare i salari all’inflazione futura e recuperare le perdite subite in passato.
In un contesto economico incerto, è fondamentale avere strumenti efficaci per analizzare salari e inflazione. Ricostruire precisamente nel tempo il potere d’acquisto dei lavoratori non dà soluzioni immediate, ma aiuta a fissare un punto di partenza condiviso per il confronto tra le parti sociali. In questo modo è possibile negoziare in maniera consapevole arrivando a risultati sostenibili per il mercato del lavoro. Non è il salario minimo fissato dalla legge, ma è meglio di niente.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi