Sicurezza tecnologicaCome i Paesi Bassi stanno gestendo il rischio Cina nei chip

Prima di Nexperia, il governo olandese era già intervenuto su Ampleon. Un caso meno noto, ma decisivo per comprendere l’evoluzione della strategia dell’Aja: non bloccare le acquisizioni, ma limitare il trasferimento di tecnologia e ricerca verso Pechino attraverso strumenti legali e di governance

AP/LaPresse

Il caso Nexperia, produttore di chip ad alto volume utilizzati soprattutto nell’industria automobilistica, nell’elettronica di consumo e nei sistemi industriali, ha segnato nel 2024 un punto di svolta nell’attenzione del governo olandese ai rischi legati alla dipendenza tecnologica dalla Cina. Ma prima che il dossier Nexperia diventasse uno dei simboli della nuova postura dell’Aja sulla sicurezza economica, un precedente meno noto aveva già tracciato la stessa traiettoria: quello di Ampleon, chipmaker con sede a Nijmegen attivo nei semiconduttori per l’amplificazione dei segnali radio.

Secondo un’inchiesta del Financieele Dagblad, già nel caso Ampleon il Ministero degli Affari economici era intervenuto, insieme al management dell’azienda, per contenere il rischio che tecnologie e capacità di ricerca potessero essere trasferite verso la Cina. Il timore principale riguardava la possibile erosione del know-how sviluppato nei Paesi Bassi, in particolare attraverso lo spostamento delle attività di ricerca verso Shanghai.

Ampleon, nata dallo spin-off di Nxp Semiconductors, era stata venduta nel 2015 a un investitore cinese e successivamente trasferita nel 2022 a un altro gruppo del settore. Con il passare degli anni, le autorità olandesi hanno iniziato a considerare sempre più attentamente il rischio strategico associato a questo tipo di operazioni, soprattutto in relazione alle tecnologie dual-use, utilizzabili sia in ambito civile sia militare, come telecomunicazioni, radar e sistemi di jamming.

Nel 2023 il nuovo amministratore delegato di Ampleon ha chiesto al governo di valutare retroattivamente l’acquisizione cinese, nel tentativo di chiarire la posizione della società e ridurre l’esposizione strategica. Il dossier è stato esaminato dal Bureau Toetsing Investeringen, nell’ambito della legge Vifo sulla sicurezza degli investimenti esteri. Tuttavia, l’operazione non è stata classificata formalmente come relativa a tecnologia sensibile, limitando così la possibilità di un intervento più incisivo. Parallelamente, il governo ha valutato anche strumenti alternativi, incluso il possibile coinvolgimento del fondo pubblico Invest-NL per ridurre l’influenza dell’azionista cinese. L’ipotesi non si è concretizzata, ma ha segnato un cambio di approccio: non più solo osservazione passiva delle acquisizioni, ma ricerca attiva di strumenti per riequilibrare il controllo industriale.

Nel 2024 la vicenda è approdata al tribunale societario olandese, che si occupa di conflitti interni alla governance aziendale. Il caso si è svolto a porte chiuse e ha visto il coinvolgimento, diretto o indiretto, anche dello Stato olandese. L’amministratore delegato sosteneva che gli azionisti cinesi avessero favorito il trasferimento della capacità di ricerca fuori dai Paesi Bassi, compromettendo la continuità industriale del sito di Nijmegen, dove il personale si sarebbe progressivamente ridotto. Il tribunale ha nominato un commissario speciale, figura già utilizzata in casi analoghi, ma il procedimento si è concluso l’anno scorso con un accordo riservato. La proprietà cinese è rimasta invariata, ma sono stati introdotti vincoli significativi alla governance: alcune decisioni strategiche, tra cui il trasferimento della ricerca, richiedono ora l’approvazione di un consiglio con maggioranza indipendente. La modifica statutaria è stata completata alla fine dell’anno.

Queste misure si inseriscono nel più ampio rafforzamento della politica olandese di sicurezza economica, accelerato dopo l’entrata in vigore della legge Vifo nel 2023. Il caso Ampleon mostra come l’approccio dell’Aja si sia progressivamente spostato da una logica di apertura agli investimenti esteri a una gestione più attiva del rischio tecnologico.

In questo senso, il precedente di Ampleon aiuta a leggere il caso Nexperia non come una sorpresa, ma come l’evoluzione di una strategia già sperimentata: non necessariamente il blocco delle acquisizioni, ma il contenimento del trasferimento di conoscenze critiche attraverso strumenti giuridici e di governance societaria.

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