I furbetti dell’eurinoOrbán, e tutti quelli bravi a fare i sovranisti con il coin degli altri

La via all’Europa del nazionalista ungherese non è mai esistita, solo un bluff fatto di corruzione e distrazione di fondi Ue. L’insegnamento per chi, come Meloni e Salvini lo ha sostenuto, è che nessun popolo si fa ingannare troppo a lungo

Viktor Orbán, 62 anni / Ap

Qual è il vero insegnamento delle elezioni ungheresi per l’alleanza sovranista che ha appoggiato Viktor Orbán? Meloni, Salvini, il serbo Vucic, Alice Weidel dell’AfD, Marine Le Pen e lo spagnolo Santiago Abascal di Vox. Tutti comparsi nello spot elettorale con cui appoggiavano il loro amico nazionalista.

Con la recente aggiunta, nientemeno, che di J.D. Vance, che nella sua visita preelettorale ha voluto «mandare un segnale a tutti, in particolare ai burocrati di Bruxelles, che hanno fatto di tutto per tenere a bada il popolo ungherese perché non apprezzano il loro leader, che si è effettivamente schierato dalla parte della sua gente».

Il vero insegnamento per tutti questi sedicenti patrioti che si riempiono la bocca della difesa del popolo è che, quando il popolo può votare libero (non come in Russia o Bielorussia, per intenderci), il palco cade. «Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo», diceva Abramo Lincoln.

La cosiddetta via orbaniana all’Europa non è mai esistita, a meno di non voler considerare accettabile un sistema fatto di alta corruzione, clientelismo, conflitti di interesse, occupazione politica delle istituzioni, discriminazione delle minoranze, rottura degli equilibri fra poteri e compromissione dello Stato di diritto.

E tutto ciò con la pretesa di continuare a usufruire degli ingenti fondi europei che il bilancio dell’Unione ha sempre destinato all’Ungheria e ai Paesi meno sviluppati dell’Est ex sovietico.

Per intenderci, nel budget chiuso nel 2016, a fronte di un contributo al bilancio dell’Unione di 924 milioni di euro, l’Ungheria ricevette indietro 4,5 miliardi, mentre nel budget 2016-2020, a fronte di un contributo di 1,47 miliardi, ha ricevuto 6,14 miliardi. Ricevere fondi senza rispettare le regole è una frode, non un modello.

Una frode divenuta di tale portata che nel proprio programma per “A Functioning and HumaneHungary” il nuovo partito del vincitore Péter Magyar , Tisza, ha annunciato tolleranza zero nei confronti di qualsiasi forma di corruzione e ha proposto di istituire un Ufficio nazionale per il recupero e la tutela dei beni, incaricato di indagare sui casi di corruzione e di cattiva gestione economica e politica degli ultimi vent’anni.

Una bomba a orologeria che esploderà chiamando a rispondere tutti i responsabili di malversazioni, con potenziali conseguenze anzitutto per i membri di Fidesz.

Allo stesso scopo risponde la proposta di aderire alla Procura europea, un organismo indipendente dell’Ur che indaga e persegue frodi, corruzione, riciclaggio di denaro, appropriazione indebita di fondi europei e reati connessi, e a cui l’Ungheria non ha ancora aderito (chissà come mai). A quanto pare la discutibile gestione del sistema Orbán non ha mai messo troppo a disagio i nostri sedicenti patrioti di governo, ai quali andava fatta una semplice domanda: cosa ne pensate di come Orbán impiega i soldi dei contribuenti italiani?

Sovranismo con i soldi degli altri, questo è il modello orbaniano che non mette a disagio i nostri sedicenti patrioti. Un modello che, tra l’altro, contrasta pure con il manifesto dei conservatori europei di cui Giorgia Meloni è stata leader.

Nella Dichiarazione di Reykjavik il partito ECR, infatti, si propone di riunire tutte le formazioni politiche impegnate a favore della libertà individuale, della sovranità nazionale, della democrazia parlamentare, dello Stato di diritto, della proprietà privata, di una bassa pressione fiscale, di una moneta solida, del libero scambio, della libera concorrenza e del decentramento dei poteri.

Categorie, quelle della democrazia parlamentare e dello Stato di diritto, che l’Ungheria di Orbán ha così tanto bistrattato da imporre il congelamento di 17 miliardi di fondi Ue. Nel suo messaggio post elezioni Giorgia Meloni ha ringraziato l’amico Viktor Orbán «per l’intensa collaborazione di questi anni», aggiungendo di essere sicura «che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua Nazione». Ma la domanda di fondo resta: sempre con i soldi dei contribuenti italiani?

X