
Questo è un articolo del numero de Linkiesta Etc dedicato al tema della tecnologia delle emozioni, in edicole selezionate a Milano e Roma, e negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia. E ordinabile qui.
Avreste mai pensato che delle navicelle spaziali potessero affiorare dalle acque del Mar Rosso, nuova frontiera di architettura organica? Killa Design sembra aver puntato sugli alieni, o forse, su un’idea un po’ alienante: 73 ville a forma di sfera, in acciaio inossidabile, riflettono cielo e mare, fondendosi con l’ambiente desertico circostante fino a dissolvere l’orizzonte.
La convinzione è reale: il Shebara Resort si trova sull’isola privata di Sheybara: 20 km di paradiso, fino a poco tempo fa disabitato nella laguna di Al Wajh. Oggi è uno degli indirizzi di punta del turismo d’avanguardia, nonché una delle prime realizzazioni del Red Sea Project, tra i programmi turistici più ambiziosi lanciati dall’Arabia Saudita, per un lusso “a basso impatto ambientale”. Qui la sostenibilità è legge, grazie a un’oasi galleggiante a zero emissioni, autosufficiente, alimentata da energia solare e dotata di impianti di desalinizzazione e gestione circolare dei rifiuti. Surreale quanto la vita su un esopianeta, Desert Rock è il fratello dil Sheabara, essendo di proprietà dello stesso gruppo: Red Sea Global Hospitality. Raggiungere questa oasi fatta di 30 000 mq di natura vergine, nascosta tra le curve rocciose del deserto, è un’esperienza emozionalmente estrema.

Opera di Oppenheim Architecture, il santuario di sabbia sembra scolpito nella roccia tant’è che alcune delle 64 ville sembrano sospese tra i pinnacoli desertici, mentre altre si mimetizzano come cave nella montagna fino quasi a scomparire. Tutte dispongono di piscine private a sfioro, affacciate sulla scogliera, con i cammelli guardoni a fare da guardiani. La temperatura media annua è di 32° e si trova a soli 20 minuti di auto dall’Aeroporto Internazionale del Mar Rosso. Spostandoci in cima al monte Ještěd nella Repubblica Ceca, la temperatura cambia diametralmente, ma il sogno resta lo stesso.
L’hotel omonimo è un’icona del modernismo europeo, simbolo della città di Liberec. Progettata negli Anni 60 dall’architetto Karel Hubáček, la sua torre a forma di iperboloide ospita hotel, ristorante e trasmettitore televisivo in un’unica scultura capace di resistere ai freddi venti montani. Le camere regalano panorami senza fine su boschi e vallate tra Polonia e Germania, mentre gli interni combinano stile retro‑futuristico e comfort contemporaneo. Più di un hotel, Ještěd è un viaggio immersivo dove architettura, tecnologia e paesaggio dialogano, confermandosi simbolo culturale nazionale e punto di partenza per passeggiate innevate.

Un altro simbolo di rinascita culturale e architettonica è la Manufaktura di Łódź, progettata da Virgile + Partners insieme a Sud Architectes. A metà strada tra attrazione turistica e luogo d’incontro, è il più grande centro commerciale della Polonia con cinema e teatro, musei, caffè, ristoranti, negozi e parchi giochi ricavati dell’ex fabbrica del re del cotone Izrael Poznański. All’interno l’hotel Vienna House by Wyndham Andel’s Łódź. Qui il passato industriale non si cancella: si reinventa. Tra una facciata di mattoni rossi, romantici nostalgici e nerd impertinenti convivono, mentre il rombo dei macchinari svanito, la musica è cambiata e gli edifici continuano a vibrare di chiacchiere e risate.

A Macao, in Cina, troviamo invece il City of Dreams Resort, al cuore del quale si trova il futuristico Morpheus firmato Zaha Hadid Architects. Il suo esoscheletro a forma libera – la prima applicata a un grattacielo – sostiene l’edificio senza colonne, tra morbidi spazi, ponti sospesi, suite angolari con viste sullo skyline, ascensori panoramici e rooftop con piscina. Sempre di Zaha Hadid è Romeo Roma, uno dei suoi ultimi capolavori, a pochi passi da Piazza del Popolo. Se c’è un luogo dove il patrimonio storico è stato valorizzato questo è il palazzo che ospita l’hotel. Alzi lo sguardo e scopri gli affreschi rinascimentali; lo abbassi e ti ritrovi ad ammirare decine di reperti archeologici d’epoca romana a impreziosire in modo spettacolare il fondale della piscina. Ovunque ti volti, l’arte qui amoreggia con architetture futuristiche e arredi avveniristici, da sempre segni distintivi della designer che ha fatto delle forme “organiche” la sua cifra stilistica. Il conforto sicuro di materiali pregiati come l’ebano Macassar, il marmo Nero Marquina e di Carrara, rivaleggia con servizi e dispositivi ad alta tecnologia, tra televisori a comparsa e scomparsa e camini che si accendono da soli.