L’alternativaL’euro digitale non è una moneta tecnologica ma una polizza geopolitica europea

L’eurodeputato Damian Boeselager spiega a Linkiesta che il Parlamento europeo vuole usare l’euro digitale per garantire all’Europa un’alternativa sovrana nei pagamenti, con commissioni basse per gli esercenti, tutela della privacy e utilizzo anche offline

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«Sono estremamente felice che il Parlamento abbia finalmente una posizione». Damian Boeselager si collega con Linkiesta poco dopo il voto con cui la commissione Econ del Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale sull’euro digitale. La soddisfazione dell’eurodeputato di Volt, relatore ombra del gruppo dei Verdi sul dossier, non riguarda soltanto un negoziato che si sblocca dopo mesi di stallo. Il testo è passato con una maggioranza ampia, confermando il sostegno dell’Eurocamera al progetto e fissando alcuni dei punti chiave del compromesso, dalle commissioni per gli esercenti alle garanzie sulla privacy, fino alle nuove regole per l’utilizzo offline.

«Nella scorsa legislatura, il processo si era un po’ bloccato. Ora è davvero positivo che possiamo entrare nei negoziati interistituzionali con i ventisette Paesi, cioè con il Consiglio. Il primo messaggio è che abbiamo una forte maggioranza europeista a favore dell’euro digitale». Se il negoziato con gli Stati membri procederà nei tempi previsti, aggiunge, «siamo sulla buona strada per introdurre l’euro digitale all’inizio di gennaio 2029».

Ma è sul significato politico del progetto che emerge la vera lettura di Damian Boeselager del voto della commissione Econ. L’euro digitale, dice, non è più soltanto un nuovo strumento di pagamento. È una risposta alla crescente vulnerabilità geopolitica dell’Europa. «Credo che stia diventando sempre più chiaro che questa è la nostra anti-Donald Trump coin. Il nostro modo di creare sovranità nei pagamenti».

Il riferimento è alla dipendenza europea dalle infrastrutture di pagamento controllate dagli Stati Uniti. «Abbiamo visto, ad esempio, con Anthropic, che Donald Trump è disposto a usare i kill switch di cui dispone», dice l’eurodeputato, riferendosi alla possibilità di bloccare o spegnere servizi essenziali da cui l’Europa dipende. «E credo che dobbiamo renderci conto che gliene abbiamo consegnati molti. Uno di questi riguarda i nostri pagamenti, attraverso Visa e Mastercard. Quello che stiamo cercando di fare è eliminare quel kill switch creando un’alternativa di pagamento sovrana». L’obiettivo, precisa, non è sostituire Visa e Mastercard. «Questo non significa che non debbano esistere alternative del settore privato, anche statunitensi, che operano nell’area dell’euro. Ma dobbiamo garantire che esista sempre un’alternativa sovrana». È questa l’idea di autonomia strategica che, secondo il negoziatore del dossier, attraversa il testo approvato dal Parlamento.

Uno dei negoziati più difficili ha riguardato le commissioni che dovranno pagare gli esercenti. «Mi sono battuto molto perché il piccolo negozio sotto casa, dove si compra il pane o una maglietta, pagasse commissioni molto basse. Anche perché l’euro digitale sarà moneta avente corso legale, quindi un commerciante non potrà davvero scegliere se accettarlo o no». Il compromesso finale, spiega, garantisce che nessun esercente pagherà commissioni superiori a quelle degli strumenti di pagamento più efficienti già disponibili e che le commissioni non supereranno la media di quelle praticate sul mercato.

Nel testo approvato dal Parlamento, l’attenzione non si è concentrata solo sui costi per gli esercenti. Damian Boeselager cita un altro dei risultati di cui si dice più soddisfatto: la tutela della privacy. «Sono molto felice che siamo riusciti a ottenere una versione offline completamente privata e anonima. In pratica, come oggi si preleva contante da un bancomat, domani si potrà caricare denaro sul telefono e trasferirlo a persone nelle vicinanze senza lasciare alcuna traccia digitale».

Sul fronte dell’usabilità, invece, per rendere l’euro digitale uno strumento davvero utilizzabile nella vita quotidiana, il Parlamento ha chiesto che il portafoglio digitale possa sfruttare le stesse funzionalità già disponibili sugli smartphone. «Se oggi siamo abituati a pagare con un doppio clic sul telefono, anche il wallet dell’euro digitale dovrà poter utilizzare quella funzione».

Tra le novità del testo c’è anche una disposizione dedicata alle persone escluse dal sistema bancario a causa delle sanzioni. «Abbiamo previsto che, se una persona è colpita da sanzioni e perde l’accesso ai servizi bancari, possa utilizzare l’euro digitale quasi come se fosse il proprio conto principale. Oggi, quando vieni escluso dal sistema bancario, non puoi fare praticamente nulla: non puoi avere un account Netflix, non puoi comprare un biglietto aereo».

Il voto della commissione Econ, però, non chiude il dossier: apre la fase negoziale con il Consiglio. Uno dei punti più delicati sarà la governance del sistema, in particolare, chi dovrà decidere i limiti di detenzione dell’euro digitale. La tabella di marcia è serrata: una volta che la posizione del Parlamento sarà formalmente adottata – per le procedure serviranno ancora circa due settimane – potranno partire i triloghi con la presidenza irlandese del Consiglio, verosimilmente già nel corso di luglio. «A quel punto, esamineremo insieme tutti gli elementi del testo con la presidenza irlandese e l’obiettivo è concludere i negoziati prima di Natale».

Damian Boeselager guarda però soprattutto alla fase successiva: quella in cui il progetto dovrà dimostrare di funzionare. «Mi sono battuto affinché fosse prevista una vera fase pilota. Abbiamo una sola occasione per farlo bene. Spero davvero che la Banca centrale europea testi il sistema con grande attenzione, soprattutto per quanto riguarda l’integrazione con le banche». Anche il tema dell’adozione, spesso indicato come il vero banco di prova dell’euro digitale, passa in secondo piano nel ragionamento dell’eurodeputato. «È un aspetto secondario. Il fatto che ciascuno di noi possa adottare l’euro digitale in qualsiasi momento crea già la resilienza di cui abbiamo bisogno in Europa. È più l’esistenza stessa dell’alternativa a creare la sovranità che il numero di persone che la utilizzeranno».

Per Damian Boeselager è chiaro che la partita dell’euro digitale si gioca ormai ben oltre il terreno della tecnologia o dei pagamenti. Non si tratta di separarsi economicamente dal resto del mondo, ma di costruire un’alternativa europea in grado di reggere anche agli scenari più estremi. «Purtroppo viviamo in un mondo nel quale siamo costretti a preoccuparci sempre di più della nostra capacità di resistere alle crisi e alle pressioni esterne. Considero l’euro digitale un buon punto di partenza per costruire una maggiore resilienza nel settore dei pagamenti. Spero che questo approccio venga esteso anche ad altre infrastrutture critiche e ad altri servizi essenziali».

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