L’arrivo della bella stagione porta con sé tante opportunità di gite e viaggi. Una camminata in campagna, un picnic tra i vigneti, una sosta in un caseificio: ogni tappa diventa un percorso alla scoperta di territori, filiere e tradizioni. Tutto da mettere nello zaino – e portare con sé.
È da qui che parte il racconto delle eccellenze Dop europee: prodotti che non sono semplicemente buoni, ma che portano con sé tante storie, aneddoti, valori. Qualità certificata, legame con il territorio, sostenibilità. E soprattutto una storia che continua a evolvere.

Nel panorama agroalimentare europeo, le denominazioni Dop e Igp non sono solo sigle, ma strumenti di tutela che indicano prodotti la cui qualità dipende in modo diretto dal luogo di origine, dalle condizioni ambientali e dal sapere umano che li ha generati. Ogni disciplinare stabilisce regole precise, dove produrre, come trasformare, quali standard rispettare. È un sistema rigoroso, pensato per proteggere non solo il prodotto e il territorio, ma anche il consumatore.
In questo contesto si inserisce il progetto “Eccellenze Dop: un savoir-faire tutto europeo”, una campagna triennale cofinanziata dall’Unione Europea, che unisce quattro consorzi, Garda Doc, Salame di Varzi Dop, Prosciutto Crudo di Cuneo Dop e Montasio Dop, con un obiettivo preciso: aumentare la conoscenza e il riconoscimento di queste produzioni.

Il viaggio può iniziare dal lago di Garda, dove la viticoltura affonda le sue radici già nell’età del ferro e si sviluppa fino a oggi in una delle denominazioni più innovative del Nord Italia. Qui il vino è il risultato di un microclima unico, quasi mediterraneo, che dona ai vini freschezza e mineralità. Il Garda Doc è un sistema articolato che comprende varietà bianche e rosse, fermi e spumanti, espressione del proprio territorio. Una denominazione in crescita, che nel 2025 ha superato i 20 milioni di bottiglie prodotte, segno di un’identità sempre più riconosciuta.
Si continua tra le montagne del Friuli e del Veneto orientale, dove nasce il Montasio Dop. Un formaggio che ha origine negli alpeggi e nella cultura monastica, e che ancora oggi mantiene una lavorazione essenziale, fatta di latte, caglio, sale e tempo. Un capolavoro di semplicità e genuinità dove il tempo dona il carattere: è naturalmente privo di lattosio, dopo tre mesi il gusto del Montasio si fa più pieno, armonico ed equilibrato, racchiudendo tutta la ricchezza della sua terra d’origine. Dietro ogni forma c’è una filiera che difende il territorio e preserva una tradizione capace di attraversare i secoli senza perdere identità.

Dalle colline dell’Oltrepò Pavese arriva uno dei salumi più identitari d’Italia. Il Salame di Varzi Dop è il risultato di una tradizione antichissima, già apprezzata in epoca medievale e oggi regolata da un disciplinare che ne tutela ogni fase. La sua particolarità sta nella lavorazione, carne italiana del circuito tutelato di suino pesante che deve provenire da solo tre regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna), utilizzo per disciplinare di tagli anche pregiati (come coscia, spalla, filetto), macinatura grossa, pochi ingredienti e una lunga stagionatura favorita da un microclima irripetibile. Il risultato è un equilibrio tra dolcezza e complessità aromatica che rende ogni fetta un racconto del territorio.

Il Prosciutto Crudo di Cuneo Dop punta alla tracciabilità. Qui ogni fase è controllata e certificata, dalla nascita dell’animale alla stagionatura finale, con un sistema di marchi che consente di risalire a tutta la filiera produttiva. Il risultato è un prodotto che unisce dolcezza e struttura, frutto di un territorio protetto dalle Alpi e caratterizzato da condizioni ideali per la stagionatura.

Alla fine, il picnic torna a essere quello che era all’inizio, un gesto semplice ma acquisisce una consapevolezza diversa. Scegliere un prodotto Dop significa scegliere una storia, un territorio, una filiera di qualità controllata. Significa trasformare un momento informale in un’esperienza culturale. La domanda non è cosa portare per una gita fuori porta, ma quale storia scegliere di raccontare. E, soprattutto, quale idea di cibo e di territorio decidere di mettere nello zaino.
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