Se dovete comprare online prodotti di modesto valore che provengono da Paesi extraeuropei, affrettatevi. Fra una settimana costeranno di più. Il 1° luglio entrerà in vigore la doppia tassa sui piccoli pacchi. Un primo balzello, del valore di tre euro sugli acquisti di valore inferiore a centocinquanta euro, viene da una decisione europea. Un secondo, che incide per altri due euro, è stato introdotto dalla legge di bilancio per il 2026 e sospeso durante il primo semestre. La tassa da doppia diventerà tripla: un terzo tributo, di nuovo di derivazione europea, dovrebbe entrare in vigore a novembre.
Le motivazioni sono diverse ma il risultato è lo stesso. Finora, le spedizioni di basso importo sono state assoggettate al regime dei minimi, cioè escluse dall’applicazione dei dazi, perché la gestione materiale della pratica da parte della dogana avrebbe comportato costi sproporzionati rispetto alle somme da riscuotere. Adesso, Bruxelles – con il supporto anche dell’Italia – ha scelto, invece, di imporre una sorta di “dazio forfettario” per contrastare la concorrenza estera (perlopiù cinese, in quanto il provvedimento mette nel mirino piattaforme come Temu e Shein). Quindi, tre euro. Pure Roma non ha voluto essere da meno: poiché, però, il potere di imporre dazi appartiene all’Unione e non può essere esercitato dagli Stati membri, il governo si è inventato una tassa finalizzata, sulla carta, a coprire i costi per la gestione doganale dei pacchi. Altri due euro. Infine, salvo cambi di rotta sempre auspicabili, a novembre dovrebbe entrare in vigore una tassa europea praticamente identica, anch’essa pensata per compensare i costi che le dogane dovranno sostenere per esigere i tre euro europei.
Di fatto, questo triplete equivale a un prelievo del tutto sproporzionato, attorno al dieci per cento sui pacchi di maggior valore (vicino ai centocinquanta euro) ma molto più alto su quelli di piccole dimensioni. Su acquisti inferiori ai dieci euro, che sono molto frequenti, corrisponde a un’imposizione attorno al cento per cento o persino più alta. Per questo le associazioni dei trasporti e della logistica sono sul piede di guerra: «L’handling fee da due euro provocherà il crollo di almeno il cinquanta per cento dei traffici merci e farà perdere venticinque milioni di euro allo Stato», ha denunciato Confetra. Come tutte le tasse, anche questa – al di là dei suoi obiettivi più o meno dichiarati – colpisce l’attività economica e distrugge opportunità di valore, sia per chi vende, sia per chi compra, sia per chi si trova in qualche stadio intermedio.
Il ministro Giancarlo Giorgetti è ancora in tempo per sospendere, per quanto gli compete, questo demenziale prelievo, che tra l’altro colpirà inevitabilmente i più poveri, che hanno il massimo interesse a cercare prodotti a basso costo.