Biennale dell’assensoLa morte di Skrepetsky dimostra perché era giusto protestare contro la riapertura del Padiglione russo

L’artista russo che aveva criticato la decisione di Buttafuoco di ospitare l’arte del regime putiniano è stato ammazzato con cinque colpi di pistola in Polonia

Lapresse

L’artista russo Semyon Skrepetsky, all’anagrafe Robert Kuzovkov, aveva partecipato alle proteste contro la riapertura del Padiglione del suo Paese, cioè del regime di Vladimir Putin, alla Biennale di Venezia. Aveva così dimostrato plasticamente, assieme a tanti altri artisti dissidenti, da che parte stavano quelli che difendevano davvero la libertà d’espressione, dell’arte e della cultura, e da che parte stavano coloro che la libertà di espressione, dell’arte e della cultura, al contrario, intendevano continuare a conculcarla (come ogni altra forma di libertà, del resto).

Siccome però ancora in questi giorni, a proposito di varie polemiche, in molti hanno sentito l’urgenza di ribadire come per loro sarebbe stato sbagliato anche «censurare» gli artisti russi alla Biennale (con la consueta tendenza a confondere vittime e carnefici, aggrediti e aggressori, censurati e censori), segnalo che ieri Semyon Skrepetsky è stato ammazzato con cinque colpi di pistola in un parcheggio di Biala Podlaska, in Polonia, probabilmente da due sicari bielorussi assoldati da quegli stessi signori cui abbiamo aperto le porte della Biennale, la grande Biennale dell’Assenso voluta da Pietrangelo Buttafuoco, con ampio e trasversale sostegno nel mondo del giornalismo e della cultura.

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