Massima allertaCome la Nato sta provando a organizzare un vertice a prova di Trump

Ad Ankara i trentuno alleati arrivano con un obiettivo preciso: evitare nuovi scontri con il presidente americano. Più spese militari, sostegno all’Ucraina e un comunicato ridotto all’essenziale per preservare l’unità dell’Alleanza

AP/Lapresse

Il vertice Nato che si apre oggi ad Ankara nasce con l’obiettivo di evitare che Donald Trump diventi il protagonista assoluto della riunione. Nei corridoi dell’Alleanza si parla apertamente della necessità di organizzare un summit «a prova di Trump», come ha scritto Dan Sabbagh sul Guardian, cioè un summit capace di limitare gli attriti con un presidente americano che negli ultimi mesi ha rimesso in discussione alcuni dei pilastri del rapporto transatlantico.

Il clima è molto diverso rispetto agli anni precedenti. Dall’inizio del 2026 Trump ha minacciato di prendere il controllo della Groenlandia, criticato duramente gli alleati europei, accusati di spendere troppo poco per la difesa, e ha alimentato nuove tensioni dopo gli attacchi contro l’Iran, condotti senza un reale coordinamento con i partner europei. Sullo sfondo resta anche la revisione della presenza militare americana nel continente, con Washington che valuta di ridurre uomini e mezzi destinati alla difesa dell’Europa.

Per questo, scrive ancora il Guardian, gli altri trentuno membri della Nato arrivano ad Ankara con una strategia precisa: convincere Trump che le sue richieste sono state ascoltate. Il segretario generale Mark Rutte ha chiesto agli alleati di presentare «piani chiari, concreti e credibili» per raggiungere gli obiettivi di spesa dell’Alleanza, ricordando che «il presidente Trump si aspetta pienamente che tutti gli alleati si mettano immediatamente sulla strada del cinque per cento e lo facciano con urgenza».

A margine del vertice saranno annunciati nuovi contratti per decine di miliardi di euro nel settore della difesa, proprio per dimostrare che gli investimenti stanno aumentando. «Non si tratta di rendere felice qualcuno, ma di mantenere gli impegni», ha detto ancora Rutte, citato dal Guardian. «E ciò che Donald Trump si aspetta è che gli impegni vengano rispettati».

L’Ucraina resterà uno dei temi principali dell’incontro. I leader dovrebbero confermare circa settanta miliardi di euro di aiuti militari tra quest’anno e il prossimo, anche se, osserva Sabbagh, si tratta soprattutto della formalizzazione di impegni già assunti e non di un nuovo pacchetto destinato a cambiare gli equilibri della guerra. Resta inoltre esclusa, almeno per ora, qualsiasi prospettiva concreta di ingresso di Kyjiv nella Nato.

Dietro le quinte, racconta ancora il Guardian, il lavoro diplomatico è stato soprattutto quello di ridurre al minimo i possibili motivi di scontro. L’ex portavoce della Nato Oana Lungescu prevede un comunicato finale «molto breve, probabilmente una sola pagina», limitato a ribadire «i principi fondamentali» dell’Alleanza. Tra questi ci sarà anche una nuova conferma dell’impegno ferreo nei confronti dell’articolo 5, quello che considera un attacco contro un Paese membro come un attacco contro tutti. Il fatto stesso che si senta il bisogno di ribadirlo, osserva il Guardian, mostra quanto il 2026 sia stato finora un anno complicato per la Nato.

Anche l’agenda di Trump riflette questo clima. Oltre alla sessione plenaria e alla cena ospitata dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il presidente americano ha confermato soltanto due incontri bilaterali: uno con il presidente siriano Ahmed al-Sharaa e uno con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Per molti osservatori il successo del vertice non sarà misurato tanto dai documenti approvati quanto dall’atmosfera politica. Una definizione la offre ancora Lungescu: un buon summit sarebbe «nessuno scatto d’ira del presidente Trump», accompagnato da «una riaffermazione dell’unità dell’Alleanza» e da «molti più investimenti nella difesa e nel sostegno all’Ucraina».

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