Camillo di Christian RoccaGuantanamo, e poi?

New York. Un’offerta del governo portoghese, subito accolta dal dipartimento di stato di Condoleezza Rice, potrebbe facilitare a Barack Obama la complicata procedura di chiusura del carcere di Guantanamo. Nella base militare che si trova sulla zona americana dell’isola di Cuba ci sono ancora circa 250 detenuti della guerra al terrorismo, i cosiddetti “nemici combattenti” non affiliati a nessun esercito e catturati in giro per il mondo, ma prevalentemente in Afghanistan.
Cinquanta di questi duecentocinquanta detenuti sono da tempo pronti per il rilascio ai governi dei loro paesi d’origine, Cina, Siria, Algeria, ma il Pentagono e le associazioni per i diritti umani per una volta concordano che non si possano estradare prigionieri in posti dove, a differenza di Guantanamo Bay, è molto probabile che saranno davvero torturati.
Il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado, in occasione dell’anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, ha scritto una lettera ai colleghi europei invitando i paesi dell’Unione a ospitare nelle loro carceri i detenuti pronti per essere rilasciati a Guantanamo e che non possono tornare in patria per ragioni umanitarie.
Il Portogallo è già pronto, anche perché – si legge nella lettera inviata ai ministri degli Esteri europei – “il dipartimento di stato americano ha un atteggiamento molto più positivo” a favore della chiusura della prigione. Ora spetta all’Europa, ha scritto Amado, mostrare un chiaro segnale per aiutare gli americani a risolvere il problema. Il segnale è “prendendosi i detenuti”.
Clint Williamson, il diplomatico americano che si occupa della questione, ha detto che il gesto portoghese è uno di quelli che può davvero cambiare la situazione: “Siamo favorevoli all’iniziativa – ha detto all’Associated Press – Finora abbiamo chiesto a settanta paesi”, ma nessuno si è mostrato entusiasta all’idea di accettare i detenuti di Guantanamo, per ragioni politiche e di sicurezza nazionale. Solo l’Albania, nel 2006, ha accettato “per ragioni umanitarie” di ospitare nelle proprie carceri cinque detenuti cinesi appartenenti alla minoranza etnica degli uiguri.
Ce ne sono almeno altri diciassette a Guantanamo, che possono anche vantare una sentenza di un giudice federale favorevole al rilascio. C’è in corso un appello, ma l’Amministrazione Bush cerca da tempo un paese disposto a ospitare gli uiguri, visto che il governo di Pechino sostiene che i catturati sono alla guida di un movimento separatista islamico nella zona occidentale della Cina.
La speranza è che la vittoria di Obama convinca finalmente i paesi europei a prendersi qualche responsabilità. L’offerta portoghese alla Rice è il primo passo, anche se – prima di chiudere Guantanamo – Obama dovrà comunque risolvere il problema dei rimanenti duecento detenuti, quelli che nel 2002 Eric Holder, il segretario alla Giustizia nominato da Obama, aveva definito “persone senza il diritto alla protezione della Convenzione di Ginevra”, perché “non sono prigionieri di guerra”.

Le newsletter de Linkiesta

X

Un altro formidabile modo di approfondire l’attualità politica, economica, culturale italiana e internazionale.

Iscriviti alle newsletter