Camillo di Christian Rocca"Go grab his ass"

Barack Obama ha smantellato una parte importante dell’architettura giuridica della guerra al terrorismo costruita da George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre, ma non ha ancora elaborato la sua dottrina alternativa. Forse perché non c’è. Il neopresidente ha deciso di chiudere Guantanamo (entro un anno) e le prigioni segrete della Cia, ha fermato i processi nelle corti militari, ha vietato metodi più duri di interrogatorio, ma ha anche costituito due task force che in sei mesi dovranno esplicitamente valutare dove mettere i detenuti, se autorizzare prigioni segrete temporanee, se utilizzare le corti militari e se aggiungere un “protocollo” speciale per gli interrogatori antiterrorismo della Cia.
Obama è un politico abile e crede che il segnale lanciato al mondo possa aiutarlo a riconquistare la fiducia internazionale: l’Europa dice di essere disposta a prendersi carico di quel gruppo di detenuti che a lungo Bush ha cercato di rilasciare, anche se non sa ancora che trattamento riservare loro. Sessantuno degli oltre cinquecento detenuti di Guantanamo già rimessi in libertà sono tornati a combattere il jihad ed è notizia di ieri che uno di quelli consegnati all’Arabia Saudita è diventato il capo di al Qaida in Yemen. Quest’ultima notizia, ha scritto sobriamente il New York Times, potrebbe causare “potential complications” alla scelta di Obama. Così come la posizione della governatrice obamiana del Kansas, Kathleen Sebelius. In Kansas c’è Fort Leavenworth, il forte militare dove è possibile che dopo la chiusura di Guantanamo saranno trasferiti i terroristi più pericolosi. Sibelius è entusiasta della decisione di chiudere il carcere, ma ha aggiunto: “Non li voglio in Kansas, chiudere Guantanamo non vuol dire che i prigionieri arrivino nel cuore dell’America. Penso che avremo bisogno di trovare un posto appropriato per ospitare questi detenuti”.
Il problema di Obama è che l’extraterritorialità di Guantanamo e le altre misure adottate dopo l’11 settembre non erano scelte sadiche o punitive, ma soluzioni nuove e d’emergenza per affrontare un problema nuovo con strumenti diversi da quelli, inefficaci, presi in passato. Bill Clinton aveva provato a combattere al Qaida in tribunale e con i tradizionali strumenti di polizia internazionale, ma non ha funzionato. E lo stesso Clinton è stato costretto a creare le “extraordinary rendition”, il programma clandestino con cui la Cia cattura i terroristi in giro per il mondo (e anche a Milano). Il presidente aveva dubbi sulla legittimità delle “rendition”, ha raccontato l’allora zar antiterrorismo Richard Clarke, ma è stato convinto dal futuro premio Nobel per la pace Al Gore: “Certo che è una violazione della legge internazionale, ecco perché è un’azione segreta. Quello è un terrorista. Vai a prenderlo senza tante storie. Go grab his ass”.

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