Camillo di Christian RoccaL'ottimista Obama

Il presidente americano Barack Obama, alle tre del mattino ora italiana, ha parlato in diretta televisiva al Congresso di Washington riunito in seduta comune per la prima volta da quando è stato eletto alla Casa Bianca. Il discorso di Obama, stando alle anticipazioni raccolte dal Foglio, è stata l’occasione per spiegare al paese la sua visione per il futuro, senza ipocrisie sulle difficoltà economiche ancora da affrontare, ma pieno di speranza che il reaganiano “giorno migliore” sia davvero a portata di mano. Obama, insomma, è tornato a pigiare sul tasto del messaggio ottimista, il suo marchio di fabbrica che in queste ultime settimane però aveva messo da parte per sottolineare la gravità della situazione e la necessità di agire in fretta. Ottenuto il sostegno congressuale al piano di stimolo dell’economia da 787 miliardi di dollari (575 di spesa, 212 di tagli fiscali), Obama s’è trovato nell’insolita posizione, per lui, di essere accusato di voler governare diffondendo paura, invece che speranza.
Con il discorso di ieri notte, e con il bilancio fiscale del 2010 che presenterà oggi, Obama ha deciso di ripartire con toni e retorica a lui più consuete, anche perché finora le sue prime mosse non sono state in grado di dare fiducia ai mercati, alle Borse, al paese. Le critiche al suo operato sono bipartisan, arrivano da destra come da sinistra. Politici ed economisti conservatori sostengono che le sue ricette siano di stampo pseudo-socialista e, quel che più conta, dimostrano di essere inefficaci. E’ la tesi, per esempio, del trentasettenne governatore della Louisiana Bobby Jindal, che ieri sera ha parlato in televisione, subito dopo il presidente, proponendo il blocco della spesa pubblica al livello dello scorso anno, nessun aumento fiscale e nessun taglio alle spese militari. I liberal, a cominciare dal premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, spiegano che, al contrario, Obama è troppo timido nell’intervenire e che ha fatto troppe concessioni ai repubblicani nel tentativo di voler essere a tutti costi bipartisan, peraltro riuscendo a convincerne soltanto tre. Obama continua ad avere un grande consenso popolare, tra il 62 e il 68 per cento, ancora molto alto, ma in sostanziale calo rispetto a poco tempo fa.
Il discorso di ieri notte è stato il tentativo di mostrare all’America che la Casa Bianca ha un approccio complessivo alla crisi. L’idea di Obama è che gli aspetti della crisi  – la recessione, le banche, i mutui, i posti di lavoro, il deficit, la sanità – siano tutti collegati e debbano essere affrontati tutti insieme con un unico progetto omnicomprensivo e globale. Ma è esattamente questa cosa a far venire i brividi lungo la schiena di molti osservatori preoccupati che qualcuno pensi che l’economia americana si possa manipolare a tavolino dalla Casa Bianca, creando tre milioni di posti di lavoro, ridisegnando il sistema sanitario, salvando le banche e l’industria automobilistica, rivitalizzando quella abitativa, riformando le scuole e, in più, dimezzando il deficit. “Il mio timore – ha scritto David Brooks sul New York Times – è che nel tentativo di fare tutto in una volta, non faccia nulla bene”.

Nuove regole per i mercati
Obama ha spiegato che il piano di stimolo è soltanto il primo passo del suo più ampio progetto di risanamento dell’economia. C’è un piano per la stabilità finanziaria delle banche che aiuta a rimettere in circolo il denaro, ma anche il progetto per aiutare le famiglie a pagare i mutui per case che hanno perso valore. Obama ha parlato anche di nuove regole per i mercati finanziari, ma ha spiegato che tutto ciò, malgrado sia fondamentale per affrontare la crisi odierna, non è comunque sufficiente a garantire una crescita solida e di lungo termine dell’economia americana. E’ necessario, ha spiegato il presidente, diminuire la pericolosa dipendenza dal petrolio straniero, tagliare i costi della spesa sanitaria per le famiglie e le imprese, riformare il sistema di istruzione in modo che gli studenti americani possano competere nel Ventunesimo secolo.
La “sobria valutazione” della situazione, come è stata definita dai consiglieri di Obama prima del discorso, è stata accompagnata dalla richiesta al Congresso di mostrare maggiore responsabilità di bilancio e, in particolare, di aiutarlo a riformare il sistema sanitario riducendo i costi e aumentando la copertura degli assistiti, a rendere l’America indipendente dal petrolio straniero, creando un’economia che si basa sull’energia pulita e, infine, a modernizzare le scuole per promuovere una competitività che possa valere sia ora sia nel futuro.

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