Con questo acronimo il linguaggio dei giornali indica il blocco delle cinque potenze emergenti su scala planetaria: Brasile, Russia, India, Cina (e Sudafrica). Il paese di Mandela si è recentemente unito al nuovo club esclusivo, e pur non avendo ancora la stazza degli altri soci, è in grado di rappresentare quasi la metà del Pil africano. Dal punto di vista linguistico il termine ricorda «Benelux», pure composto con la parte iniziale dei tre costituenti (Belgium-Netherlands-Luxembourg).
Queste potenze hanno agende e obiettivi molto distanti tra loro. Il Brasile litiga con la Cina per la svalutazione dello yuan, mentre India e Cina si contendono il primato del Sud-est asiatico e la Russia mira a mantenere una specie di golden-share sulle risorse energetiche. Tuttavia i nuovi alleati sono ben decisi a fare di necessità virtù, e a rimanere insieme per convenienza. In particolare allo scopo di limitare lo strapotere internazionale – per la verità già fortemente ridimensionato – degli USA e dei paesi europei, a loro volta assai efficienti a elidersi l’un l’altro.
Se a prima vista si può esser contenti che vi siano nuovi attori sulla scena di un mondo sempre più multipolare, occorre fare attenzione: in questi paesi il rispetto dei diritti umani e sociali per come li intendiamo noi è ancora un miraggio; nessuno di questi è, giustamente, disposto a farsi impartire lezioni di democrazia, di libertà e di diritto commerciale; nel quadro di alleanze più articolate, nessuno sarà disposto in futuro a tollerare l’esistenza di un arbitro unico (USA) nel sistema geopolitico. Tanto per fare un esempio, chi deciderà chi può sviluppare il nucleare e chi no? Finora, bene o male, lo ha fatto l’Occidente, con comoda discrezionalità. Ma non mi pare che potrà continuare…
21 Aprile 2011
L'ItabolarioBric(s)
Con questo acronimo il linguaggio dei giornali indica il blocco delle cinque potenze emergenti su scala planetaria: Brasile, Russia, India, Cina (e Sudafrica). Il paese di Mandela si è recentemente...