Mompracem – Il mondo è tutto ciò che accadeQuesto Putin li ha stancati, ma i russi vogliono… un altro Putin

Diversi commentatori hanno visto nei fatti di questi giorni, i parlamenti che rispondono prima ai creditori che agli elettori scontentando i secondi per appagare i primi, la pericolosa fine del bin...

Diversi commentatori hanno visto nei fatti di questi giorni, i parlamenti che rispondono prima ai creditori che agli elettori scontentando i secondi per appagare i primi, la pericolosa fine del binomio democrazia-mercato a cui da John Locke ad oggi abbiamo in qualche modo creduto. Non a caso Jürgen Habermas chiama l’attuale periodo storico «post-democrazia». E la post democrazia è qualcosa a cui rischiamo di assistere in maniera ancora più evidente nell’est Europeo. Guardando i dati sembra infatti che i russi in questi giorni non stiano scendendo in piazza per chiedere più democrazia. Ma per avere un altro uomo forte di cui potersi fidare.

Il sondaggio del Pew Research Centre di Washington sulla democrazia nell’est europeo offre alcuni spunti interessanti. Pubblicato una settimana fa (ma effettuato fra marzo e aprile), a sopresa mostra che, proprio mentre i russi scendono in piazza contro il regime di Putin, la loro fiducia nella democrazia è al minimo.

Come si vede la fiducia nel sistema multipartitico in vent’anni viene corrosa insieme a quella nell’economia di mercato con l’Ucraina della rivoluzione arancione del 2004 che è la più disillusa nei confronti del sistema democratico. Anche l’economia di mercato perde punti e, nel caso della Russia, ne perde ancora di più del sistema democratico. Ma è quest’altro dato quello che fa più paura:

In pratica alla domanda se si abbia più fiducia nella democrazia o nell’uomo forte per la risoluzione dei problemi, la prima in Russia passa dal 51% successivo alla caduta del Muro all’attuale 32%: solo un russo o un ucraino su tre crede quindi ancora nel sistema multipartitico. Infine per capire il perché di tanta disillusione val la pena guardare questo ultimo grafico dove si chiede chi abbia avuto più benefici dal crollo del comunismo se i cittadini, i politici o i businessmen che, in salsa russa, diventano gli oligarchi.

Insomma a guardare questi dati sembra che la rabbia russa condivida con gli indignados l’esigenza di una maggiore redistribuzione della ricchezza mentre se ne differenzi per una maggiore richiesta di uomo forte. Adam Bailey, ex capo dell’ufficio di Mosca di Nbc, diceva sempre che era illusorio pensare ad una vera democrazia in un Paese come la Russia e che solo un surrogato alla Putin poteva essere la soluzione. E finché parliamo di Russia il ragionamento regge. La speranza è che l’esito della «post-democrazia», e quindi dell’accresciuta distanza fra élite e corpo elettorale, nel mondo occidentale non vada a convergere sul tempo lungo con le istanze cesaristiche dell’est Europa.

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