ManicaLargaTempesta a Bruxelles, il Continente è Isolato

"Tempesta nella Manica, il Continente è isolato". Sembra un aforisma di Oscar Wilde e il tono è certamente quello, la giustapposizione inaspettata. Invece è uno storico titolo del Daily Telegraph, ...

“Tempesta nella Manica, il Continente è isolato”. Sembra un aforisma di Oscar Wilde e il tono è certamente quello, la giustapposizione inaspettata. Invece è uno storico titolo del Daily Telegraph, la pancia conservatrice del Regno Unito. Era il 1929, l’Unione Europea era ancora molto lontana e ci sarebbe stata presto un’altra guerra mondiale da combattere. Acqua sotto i ponti ne è insomma passata parecchia. Ma non abbastanza da diluire quel senso di alterità che continua a definire il ‘British Way of Life’. Una differenza – quella fra ‘noi’ e ‘loro’ – che è dura a morire, persino dopo decenni di Erasmus.

In Andalusia non a caso c’è un detto: se vedi qualcuno attraversare la piazza all’una d’estate o è un pazzo o è un inglese. Ed è giusto così. Essere britannici, infatti, è uno stato dell’anima. Passa attraverso la granitica convinzione che il lato giusto per condurre l’automobile sia l’opposto di quello della Francia e la sottile delizia di scottarsi le mani quando ci si lava la faccia per colpa – ed è una colpa, non c’è alcun dubbio – del doppio rubinetto del lavandino. Perché una nazione che ha costruito la prima metropolitana del mondo – era il 1863, due anni dopo l’unità d’Italia – non si può permettere il miscelatore? “E’ una questione di tradizione” ti risponde il londinese doc, anche quello che vota laburista e vede di buon occhio l’euro. D’altra parte c’è stato un tempo in cui Londra dominava sulla maggior parte delle terre emerse del pianeta e il modo britannico era il libro di testo da studiare per le elite del resto del mondo – tranne i francesi, ovvio.

Il ‘British Way of Life’ resta dunque un mix di grandeur ex imperiale, dna isolano e guerriero. L’amore per “Queen and Country”, pur nonostante le turbolenze del multiculturalismo, è stata la bussola che ha traghettato il Paese nell’epoca post-moderna. Ci sarà anche Twitter ma un inglese quando va a Bruxelles ti dice vado in Europa. Scordandosi che in realtà già ci si trova. Ma la geografia è un dettaglio. Le mappe del mondo si ridisegnano – come spesso i britannici hanno fatto con risultati non sempre felici. Il rapporto col Continente è poi sempre stato, a ben vedere, d’amore e odio. Prima le legioni romane hanno messo fine alla cultura celtica autoctona – non senza difficoltà – e poi i normanni hanno reciso lo sviluppo della traiettoria anglosassone nella Storia.

E siccome non c’è due senza tre, non si può non ricordare lo spauracchio dell’invincibile armata spagnola, finita sugli scogli per uno scherzo del destino. ‘Quelli’ al di là della Manica hanno dunque sempre creato ai britannici – ma specie agli inglesi – una certa apprensione, una sorta di ‘complesso dell’invasione’. Il superstato UE è l’ultima versione di un babau che fa capolino con scadenze regolari. La missione, in quei casi, è proteggere il ‘British Way of Life’. Che è essenzialmente infallibile.

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta