(Es)cogito, ergo sumAvere tredici anni e rischiare l’ergastolo: il paradosso di un’America sempre meno liberal

  Forse è tutta colpa del cinema ma, quando pensiamo all’America, immaginiamo un posto dove la giustizia trionfa sempre. Nei film americani i buoni si riconoscono fin dal primo fotogramma così come...

Forse è tutta colpa del cinema ma, quando pensiamo all’America, immaginiamo un posto dove la giustizia trionfa sempre. Nei film americani i buoni si riconoscono fin dal primo fotogramma così come i cattivi, che corrispondono dannatamente all’equazione brutto uguale cattivo.

Il sogno s’infrange però, impietosamente, di fronte alle immagini di un’aula di tribunale di Jacksonville, in Florida, in cui il ‘cattivo’, in divisa arancione da detenuto, è Christian Fernandez. E ha solo tredici anni.

L’accusa nei suoi confronti è pesantissima. L’anno scorso, all’età di dodici anni, avrebbe ucciso il fratellino di due anni spingendolo intenzionalmente contro una libreria e procurandogli un trauma cranico. Per questa ragione, il procuratore distrettuale chiederà per lui il carcere a vita. Il piccolo Fernandez potrebbe così diventare il più giovane americano condannato all’ergastolo della storia.

Prima di affrontare il tribunale, Christian è stato rinchiuso per settimane in una cella di isolamento. Per adulti, naturalmente, non per minori.

Eppure guardando quel ragazzino, che dimostra meno anni della sua età, a colpire sono quei suoi grandi occhi neri che sembrano chiedersi come abbia potuto la vita condurlo fin lì.

Non è difficile rispondere a questa domanda. La madre di Christian lo ha partorito a dodici anni e adesso è accusata di omicidio colposo perché, prima di portare il figlioletto ferito in ospedale, ha atteso delle ore. La donna pare trascorresse la maggior parte del tempo fuori casa, costringendo il figlio maggiore a occuparsi del fratellino.

Gli ingredienti di un disastro familiare ci sono tutti: una madre anaffettiva costretta a crescere in fretta e un patrigno che decide di suicidarsi proprio davanti al piccolo Christian.

E così basta pochissimo per trasformare una famiglia in un museo degli orrori e il regno dell’amore incondizionato in un tempio laico del disamore.

Malgrado ciò, per quell’aula di tribunale Christian Fernandez rappresenta un pericolo per la società e per gli altri bambini, per cui deve restare in carcere. A vita.

Ci si chiede come possa la giustizia del Paese più liberale e democratico per eccellenza, diventare talmente miope da non considerare le attenuanti del destino di Christian, che rimane pur sempre un bambino trovatosi di fronte alla banalità del male.

Come può un ragazzino essere trattato alla stregua di un criminale incallito?

Esiste davvero l’ineluttabilità del male?

Quale diritto ha un tribunale di negare una possibilità di riscatto ad un bambino etichettandolo come un bandito irredimibile?

Di fronte a episodi come questo, possiamo ancora definire l’America un Paese liberale?

Queste non sono certo domande oziose, tutt’altro. E Christian Fernandez merita di avere delle risposte. Ma, soprattutto, merita un’altra possibilità.

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