Little ItalyDossier Taranto, Monti il 17 aprile dia inizio alla rivoluzione

Il 17 aprile il tavolo tecnico-istituzionale sul dossier Taranto. Monti dica cosa vuol farsene l’Italia dell’Ilva nella città dell’acciaio. Lo faccia subito, in piena crisi, senza chiacchiere e gir...

Il 17 aprile il tavolo tecnico-istituzionale sul dossier Taranto. Monti dica cosa vuol farsene l’Italia dell’Ilva nella città dell’acciaio. Lo faccia subito, in piena crisi, senza chiacchiere e giri di parole. Spieghi che quel tipo di metalmeccanica tarantina negli anni è stata tra le concause delle malattie tumorali della zona e indichi una volta per tutte la strada per un piano di bonifica generale del sito e un programma di tutela permanente della salute per operai e cittadini.

Da professore, applichi la ricerca alla tecnica, spalancando i cancelli delle fabbriche ai più bravi ricercatori del mondo, soprattutto a quelli delle università del Mezzogiorno. Dia alle tute blu la certezza di lavorare in ambienti il più possibile all’avanguardia sul piano della sicurezza e della salute. Eviti qualsiasi conflitto d’interessi che possa spostarne diagnosi e cura dalla neutralità della scienza alla parzialità e agli interessi della politica o degli investitori.

Trovi la soluzione, da ministro dell’Economia, al lavoro e agli investimenti, magari in accordo con Regione, Provincia, Comune, sindacati e imprenditori. Il più grande siderurgico d’Europa può e deve essere salvato, ma sappia che i tarantini, come tutti gli italiani, chiedono da decenni soltanto fatti e non più campagne elettorali. Le poesie vorrebbero raccontarle ai bambini, senza più allusioni alla morte o ai fumi neri, e solo dopo aver toccato con mano i segni della sua battaglia “tecnica” contro l’inquinamento e per il lavoro. La città vorrebbe cambiare pagina, alla stagione dell’acciaio e del cemento vorrebbero quella del risanamento e del verde pubblico senza omissioni e senza risparmio.

Accompagni, soprattutto a Taranto, la riforma del lavoro al boom delle commesse e delle esportazioni, al rilancio del porto e dei trasporti: anche qui gli operai non sono un cartellino timbrato al mattino, vogliono lavorare meno e meglio come nella “sua” Germania presa spesso a modello, sapendo pure che il proprio futuro, salvandosi dalla diossina, dipenderà dal mercato che lei è chiamato a risvegliare. A quest’operazione di ecologia politica e industriale, rimetta quindi in moto l’indotto, mostri agli imprenditori dell’acciaio come sia possibile riattivare la domanda (sensata) di automobili, aerei, navi e ferrovie.

Restano dati di fatto tristissimi. Senza l’Ilva, migliaia di famiglie non saprebbero più come pagare i mutui e far crescere i propri figli. Senza quel siderurgico l’economia della Puglia e del Mezzogiorno sarebbe altra cosa. Senza quell’industria la città dei due mari non sarebbe tra le più inquinate d’Europa e una generazione di politici non avrebbe mai avuto poltrone e stipendi.

Lei il 17 aprile ha l’onore e l’onere di iniziare a dare ai tarantini ciò che nessuno mai è riuscito a dar loro: la speranza di un’alternativa logica e seria a quel tipo di lavoro oggi così lontano dalla poesia e così vicino agli ospedali.

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