CongiunturaEuropa: «Per la crisi non ci resta che pregare»

La crisi europea entra in una nuova dimensione, quella divina. Come riporta l’ufficio stampa del Consiglio europeo, la presenza del Papa Benedetto XVI al summit del 1 aprile «è un’opportunità per p...

La crisi europea entra in una nuova dimensione, quella divina. Come riporta l’ufficio stampa del Consiglio europeo, la presenza del Papa Benedetto XVI al summit del 1 aprile «è un’opportunità per pregare in un intervento divino per salvare l’euro». Altro che austerity, bailout, firewall, PSI, default ordinati o intervento della Bce sui mercati obbligazionari. La soluzione, come spiegano dall’ufficio di Herman Van Rompuy, è sperare in una mano da cielo.

Che sia un pesce d’aprile oppure no, non si sa. L’ufficio stampa del Consiglio europeo sottolinea la bontà (?) del comunicato stampa, ma il condizionale è d’obbligo. In attesa di ulteriori dettagli, non possiamo che essere d’accordo con Van Rompuy. Per uscire da questa crisi non si può fare altro che raccogliersi in preghiera. Troppi i debiti, troppo dura la recessione che ha appena iniziato a colpire l’Europa. È lecito domandarsi quindi che fine abbiano fatto tutti i proclami per la stabilità dell’eurozona tramite i salvataggi di Grecia, Irlanda e Portogallo. Ma è giusto chiedersi anche come mai l’Ue abbia richiesto misure di austerity per Italia, Spagna e Francia, quando tutto quello che bisognava fare era invocare la Provvidenza.

Restano però diverse questioni irrisolte. Dato che il Consiglio europeo ricorda che l’intervento papale è visto come «la più credibile strategia» contro la crisi, qualcuno forse dovrebbe informare la Santa Sede. Fino a prova contraria, nel caso il Papa diventasse il prossimo numero uno dell’Eurogruppo al posto di Jean-Claude Juncker, in scadenza fra poco, bisognerebbe capire in che modo conciliare le due attività. Non solo. Il pontefice, in teoria, dovrebbe chiedere il permesso al suo diretto superiore per accettare un’altra carica. Ancora, non è chiaro se l’intervento divino è in contrasto coi Trattati europei e data la burocrazia tipica di Bruxelles, è possibile che prima del 2015 non ci sia il via libera per Benedetto XVI, rigorosamente dopo mesi di estenuanti meeting. Infine, l’ostacolo più duro da superare, quello del cancelliere tedesco Angela Merkel. E se ponesse il veto perfino sull’azione divina a sostegno dell’euro?

UPDATE:

Come mi fa notare Claudio Petruccioli su Twitter, è possibile che il Papa, nel suo discorso, potrà mettere a frutto i consigli di Fidel Castro…

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

Entra nel club de Linkiesta

Il nostro giornale è gratuito e accessibile a tutti, ma per mantenere l’indipendenza abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei lettori. Siamo sicuri che arriverà perché chi ci legge sa che un giornale d’opinione è un ingrediente necessario per una società adulta.

Se credi che Linkiesta e le altre testate che abbiamo lanciato, EuropeaGastronomika e la newsletter Corona Economy, siano uno strumento utile, questo è il momento di darci una mano. 

Entra nel Club degli amici de Linkiesta e grazie comunque.

Sostieni Linkiesta