Le parole, evidentemente, contano.
La Danimarca, prima nazione al mondo a rendere possibili le unioni tra omosessuali nel 1989, l’anno in cui io affrontavo l’asilo e mia sorella veniva al mondo, si prepara a introdurre una legge che renderà legali i matrimoni gay.
Perché le parole, i simboli, e i diritti contano.
Lo ha detto oggi il primo ministro danese, che proprio perché i diritti contano, ha spiegato che i preti potranno rifiutarsi di celebrare l’unione.
Il diritto al matrimonio, per i gay, non è cosa scontata.
Sono 10 al momento i paesi che permettono a due donne e due uomini di sposarsi, come riporta la mappa del sito White Knot.
Ci si sposa in Olanda (sì certo, lì fanno un po’ di tutto), in Spagna (se non avessero avuto quel governo un po’ strano, gli spagnoli), in Canada (si tengono caldi), in Scandinavia (sono moderni), in Sud Africa, in Argentina…
In tanti altri posti però, Francia, Australia, pezzi di Stati Uniti, i gay hanno comunque diritto a un’unione, interpretata in modi diversi.
L’Italia? Sì, quel buco grigio al centro della mappa.