(Es)cogito, ergo sumItalia, storie di ordinaria gerontocrazia: quando il potere non vuole andare in pensione

  E non se ne vogliono andare. L’antica consuetudine di non voler abbandonare privilegi e benefici di una munifica carriera sembra essere una prerogativa tutta italiana. Emilio Fede è solo l’ultimo...

E non se ne vogliono andare.

L’antica consuetudine di non voler abbandonare privilegi e benefici di una munifica carriera sembra essere una prerogativa tutta italiana.

Emilio Fede è solo l’ultimo, in ordine cronologico, di una lunga lista di personaggi che non vogliono lasciare lo scranno sul quale sono stati comodamente seduti per decenni. Poco importa se l’età anagrafica richiederebbe un opportuno riposo: loro non mollano. Certo, a parole, sono tutti bravi a voler fare spazio ai giovani, a patto però che lo spazio da liberare sia quello occupato da qualcun altro.

È come se fosse innescata, in ogni ambito e categoria, una vera e propria conventio ad excludendum ai danni dei giovani: dalla politica – basti pensare che l’attuale governo ha un’età media di sessantatre anni – al giornalismo, dalle cariche manageriali alle cattedre universitarie. È noto a tutti infatti come l’università italiana sia affetta da una gerontocrazia cronica in cui ogni cattedra è percepita come un feudo dove i giovani ricercatori possono aspirare, al massimo, al ruolo di valvassori.

Ne è un esempio lampante Vittoriano Caporale, professore di Storia della Pedagogia e presidente del corso di Laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Università di Bari, andato in pensione lo scorso novembre, avendo compiuto settant’anni. Si è scoperto qualche giorno fa che, da pensionato, Caporale continuava a fare il professore come se niente fosse, esaminando studenti che, adesso, rischiano di vedersi invalidata la prova e dovranno, con molta probabilità, ripeterla.

E così, In questa Italia dilaniata dalla crisi, il tempo passa inesorabile e fa diventare i giovani sempre meno giovani e i vecchi, considerato l’allungamento della vita media, sempre più vecchi. E pensare che, periodicamente, c’è ancora qualcuno che si ostina a definire i giovani ‘bamboccioni’ in quanto vivrebbero ancora alle spalle di mamma e papà.
E se, usando l’arma spuntata della par condicio, iniziassimo a chiamare coloro che paiono dimenticarsi di aver raggiunto l’età della pensione, ‘rimbambiti’?

Forse soltanto in quel caso, colpiti nel vivo dell’orgoglio, si alzerebbero di scatto dalla poltrona…