Una voce poco faNagel e la tentazione di diventare il capo di Generali

Il percorso per la fusione di Fondiaria Sai e Unipol è ancora impervio e pieno di ostacoli. A cominciare da quelli giudiziari che rischiano di compromettere tutta la vicenda. È chiaro che per ora A...

Il percorso per la fusione di Fondiaria Sai e Unipol è ancora impervio e pieno di ostacoli. A cominciare da quelli giudiziari che rischiano di compromettere tutta la vicenda. È chiaro che per ora Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, è tutto concentrato sul salvataggio della compagnia, che poi vuol dire anche il salvataggio dei crediti per 1,1 miliardi concessi ai Ligresti nel corso degli anni. Ma una volta sistemata questa partita, sulla scrivania dell’a.d. di Mediobanca ci dovrebbe essere un altro dossier assicurativo. Quello delle Generali, gruppo di cui la banca d’affari milanese è il primo azionista con una quota del 14% e Nagel è vicepresidente.

Una voce poco fa mi ha detto che Nagel starebbe accarezzando l’idea di spostarsi a Trieste per prendere direttamente in mano la situazione: da amministratore delegato. Dieci anni di gestione in mano alla coppia Perissinotto-Balbinot non hanno portato grandi soddisfazioni. Né a Mediobanca, che della compagnia triestina è azionista storico, né agli altri grandi soci – il gruppo De Agostini, Del Vecchio, Caltagirone, etc -, né al mercato. La voglia di voltare pagina è alta. Così, dopo tante critiche per l’abbraccio asfissiante fra il Leone e il suo principale azionista, Nagel potrebbe aver trovato la cura: omeopatica ma in dosi da cavallo.

Per via delle norme sui conglomerati finanziari, del resto, nei prossimi anni Mediobanca dovrà intraprendere un percorso di alleggerimento della sua partecipazione. Chi meglio di Nagel può garantire che il tutto avvenga a condizioni e soprattutto a prezzi di mercato convenienti per la banca milanese?

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