Marta che guardaQuasi amici di Olivier Nakache ed Eric Toledano

Io non amo i film furbi. Ci resto un po' male quando li vedo, perché mi sento presa in giro. Il fatto è che quando il gioco per commuovermi o per farmi ridere è troppo scoperto, mi irrito. E quando...

Io non amo i film furbi. Ci resto un po’ male quando li vedo, perché mi sento presa in giro.
Il fatto è che quando il gioco per commuovermi o per farmi ridere è troppo scoperto, mi irrito.
E quando un film si regge solo su un continuo atto di fede da parte dello spettatore, alla lunga mi ri-irrito.
E se si va a scegliere un tema che fuori dalla cornice cinematografica è tragico davvero, mi irrito una volta di più.

Qui il protagonista è un uomo tetraplegico, paralizzato dal collo in giù a causa di una brutta avventura con il parapendio. Per sua fortuna Philippe è ricchissimo, di quelle ricchezze che la gente normale fa fatica anche solo a immaginare, con la casa che sembra un museo dentro a un castello, l’aereo privato, la servitù, la Porsche, decine di migliaia di euro da spendere per comprare un quadro che piace, così come io, in corso Buenos Aires, mi comprerei un paio di scarpe a cui non so resistere.
Bene, Philippe decide di assumere per farsi aiutare nelle sue esigenze più materiali (mangiare, lavarsi, andare in giro, etc etc) non un fisioterapista, un infermiere o una figura dotata di un minimo di esperienza, ma Driss, un ragazzotto della più tosta banlieu parigina, ignorante e arrogante (ma bello come un dio), che per altro non aveva la minima intenzione di essere assunto.
La premessa è davvero poco plausibile, perché se è comprensibile che un uomo in quelle condizioni non riesca a sopportare di essere oggetto di pietà e compassione, specie se interessate, è difficilmente immaginabile che tolleri che il suo assistente personale gli versi acqua bollente sulle gambe solo per essere sicuro che lui sia davvero insensibile.
Comunque, il film parte da qui per raccontare una storia edificante di amicizia, per dimostrare col sorriso che le barriere sociali si possono abbattere se si ha un po’ di coraggio e che in qualche mese si può trasformare un teppistello in un uomo gentile, perfino interessato alla cultura e capace di fare un’analisi concettuale di un quadro di Salvador Dalì. Vabbè…

Per carità, Quasi amici è una commediola carina, con alcune (poche) battute intelligenti e tante battute francamente scontate, ma che (se mi sforzo) capisco che facciano ridere.
Io faccio un po’ fatica perché un disabile lo conosco e lo amo davvero. È un bambino di 12 anni, uno dei migliori amici dei miei figli grandi, con cui condividiamo una casa in campagna, e non so se lui apprezzerebbe un ritratto così gigione di una situazione che ha complessità e problematiche qui davvero troppo banalizzate.
Detto questo, il film è stato campione di incassi in Francia. In effetti si ride e si sorride facile. Troppo facile.

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