Altro Che SportIl calcio professionistico italiano, dove (quasi) tutto è irregolare

  L’indagine sul calcioscommesse sta facendo lavorare 3 procure (Bari, Cremona e Napoli) su 75 partite disputate in Serie A e B e «più di 100» tesserati tra calciatori, allenatori e dirigenti a var...

L’indagine sul calcioscommesse sta facendo lavorare 3 procure (Bari, Cremona e Napoli) su 75 partite disputate in Serie A e B e «più di 100» tesserati tra calciatori, allenatori e dirigenti a vario titolo. In questo quadro dovrebbe disputarsi un campionato regolare

in cui si dovrebbero stabilire classifiche di merito per l’iscrizione delle squadre e delle società alle coppe europee della prossima stagione, oltre alle retrocessioni a serie inferiori e promozioni a serie superiori.
Cioè, da evidenti irregolarità dovrebbero scaturire plausibili regolarità – in attesa che le indagini (con i loro tempi) possano concludersi e gli organi giudicanti poi comminare o meno delle sanzioni.
È davvero dura mantenere ancora fiducia.

Le dimensioni precise dell’inchiesta ha tentato di delinearle Roberto Pelucchi sulla Gazzetta dello Sport dello scorso 14 aprile – sebbene nemmeno lui, compulsando i verbali disponibili, sia riuscito a capire quante persone siano coinvolte («più di 100», però, di sicuro).
Per quanto riguarda le partite irregolari, Pelucchi ne ha contate 75, tra Serie A e Serie B, a partire dal 2006. In questo lasso di tempo si sono disputati 6 campionati, per un totale di quasi 5˙000 partite, considerando che le 20 squadre di A ne giocano 380 a stagione mentre le 22 di B arrivano a 462. Su una mole così grande, 75 partite truccate potrebbero sembrare quasi una sciocchezza… solo l’1,5%. Invece è un dato che fa accapponare la pelle. Significa che ogni 5 giornate (composte ognuna da 10 partite di A e 11 di B, cioè 21) c’è stata quasi sicuramente 1 partita falsata, forse 2.
Non una ogni tanto, e solo a fine torneo quando in pratica tutto è deciso nelle varie classifiche, bensì almeno 1 al mese, ogni mese in cui si gioca il calcio professionistico.

Per tentare di arginare simili comportamenti, la giustizia calcistica italiana ha definito per le società calcistiche 3 tipologie diverse di responsabilità: diretta, presunta e oggettiva.
Li ha ben spiegati Maurizio Galdi sulla Gazza del medesimo 14 aprile. La responsabilità «diretta» della società si ha quando un dirigente si rende colpevole dell’illecito; la responsabilità «presunta» si ha quando una società trae vantaggio da una situazione all’insaputa dei dirigenti; la responsabilità «oggettiva» si ha quando un tesserato qualsiasi della società abbia commesso o anche solo tentato un illecito.
Le punizioni sono sostanzialmente di 2 tipi: amministrativo, cioè multe, e sportivo, sotto forma di retrocessioni e/o penalizzazioni nel campionato in corso e/o nei successivi.
Per i singoli tesserati, si va dalla squalifica per un periodo di tempo fino alla radiazione a vita.

Sono le stesse tipologie di sanzioni che c’erano nel 2006, all’epoca di Moggiopoli, e in tanti altri casi precedenti compreso quello del 1980, a seguito del quale società importanti come il Milan finirono in B e cambiarono parecchi dirigenti, e calciatori della Nazionale come Paolo Rossi non poterono giocare per lunghi periodi.
Cioè, le sanzioni sono state comminate, ma le cose non sono migliorate. Sempre più difficile fidarsi.

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