CongiunturaJuncker come Berlusconi: lascia per colpa «dell’ingerenza franco-tedesca»

Ci siamo. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha appena annunciato che è deciso a lasciare l’incarico a colpa «dell’ingerenza franco-tedesca». Al suo posto, a meno di sorprese dell’...

Ci siamo. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha appena annunciato che è deciso a lasciare l’incarico a colpa «dell’ingerenza franco-tedesca». Al suo posto, a meno di sorprese dell’ultim’ora, andrà il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble. Dal prossimo 17 luglio ci sarà quindi il tedesco a far guidare il consesso dei ministri europei delle Finanze, lo stesso che per primo aveva proposto l’utilizzo del Private sector involvement (Psi), cioè il coinvolgimento dei creditori privati, nella ristrutturazione del debito sovrano della Grecia.

La crisi europea entra in una nuova dimensione, fatta di ulteriore incertezza. Non bastavano le turbolenze finanziarie, non erano abbastanza quelle sociali. Ora si intensificano quelle politiche. Juncker due settimane fa aveva ricordato ai leader europei di volersi ricandidare per la poltrona più alta dell’Eurogruppo. Allo stesso tempo, Berlino aveva proposto Schäuble, una scelta considerata «pericolosa» da Atene e Lisbona. E tutto sembrava portare a un duello testa a testa fra il lussemburghese e il tedesco. Tuttavia, qualcosa è cambiato negli ultimi giorni. Juncker ha ribadito che non ha intenzione di ricandidarsi. La colpa? «Sono stanco delle ingerenza di Parigi e Berlino, tutte quelle che ho dovuto sopportare in questi anni», ha detto Juncker, come riferisce Bloomberg. E ha spianato la strada a Schäuble, ricordando che «ha tutte le credenziali per divenire il mio successore».

L’attuale numero uno dell’Eurogruppo non ha aggiunto altro, ma l’impressione è che una volta dismesso il suo incarico, non avrà peli sulla lingua. E le sue esternazioni contribuiranno a peggiorare l’attuale governance a livello comunitario, già in precaria stabilità. Oltre a ciò, un ulteriore elemento di disturbo potrà arrivare dall’esito delle urne in Francia e Grecia, dove domenica prossima si voterà per rinnovare i governi e la tendenza populista sembra essere quella dominante. Ma deve far riflettere anche un altro aspetto. Non è la prima volta che qualcuno parla di «ingerenza franco-tedesca» in riferimento alle poltrone ormai perdute. Chi è stato l’ultimo? Semplice: Silvio Berlusconi.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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