CongiunturaLa Francia si accontenta di Sarkozy e Hollande, ma rischia grosso

PARIGI - Quella che si chiude oggi è stata una campagna elettorale strana. La Francia che si prepara al voto di domenica deve accontentarsi. Lo sanno tutti, lo ripetono in pochi. Eppure, è la realt...

PARIGI – Quella che si chiude oggi è stata una campagna elettorale strana. La Francia che si prepara al voto di domenica deve accontentarsi. Lo sanno tutti, lo ripetono in pochi. Eppure, è la realtà. I due principali candidati, cioè il presidente uscente Nicolas Sarkozy e il socialista François Hollande sono delle seconde scelte. A sfidarsi dovevano esserci François Fillon e Dominique Strauss-Kahn. E con buona probabilità avrebbe vinto DSK, se non fosse stato coinvolto in uno scandalo sessuale tanto becero quanto falso. Forse è anche per questo che il nervosismo dei mercati finanziari sta aumentando di giorno in giorno.

Guardando i programmi elettorali di Sarkozy e Hollande, le differenze sono poche. Riduzione del deficit, aumento del peso dello stato sociale, una sorta di colbertismo di fondo e tanta, forse troppa come fa notare perfino Le Figaro, retorica. Fa paura Hollande, perché al secondo turno potrebbe portarsi dietro il Fronte della sinistra di Jean-Luc Mélenchon, alimentando quel sentimento anti-europeo di fondo che sta raccogliendo sempre più adesioni.

Hollande, come si è visto, vuole riformare il Fiscal pact europeo, mentre Sarkozy il mandato della Banca centrale europea (Bce). Ma nessuno dei due sta pensando a quelli che sono i due punti più difficili per Parigi: spesa pubblica e bassa crescita. Su queste pagine Alexandre Delaigue ha spiegato perché lui stesso, da francese, ha timore per il futuro. E dire che la classe dirigente parigina sembra che non se ne renda conto. In questa settimana, chiacchierando con funzionari pubblici, dirigente bancari e docenti universitari, di qualsiasi area politica, il leit motiv è stato solo uno: la crisi non toccherà la Francia, il contagio non avverrà e tutto sarà risolto proprio grazie all’asse Berlino-Parigi.

Speranza vana, dicono dall’estero. Colpa proprio della scarsa caratura dei due candidati principali. Se Sarkozy è considerato bollito dai più, Hollande è noto per la sua inconsistenza politica e carismatica. Eppure, questo è quello che hanno di fronte i francesi per questa tornata elettorale. «Non è una prospettiva esaltante, ma è quello che ci meritiamo, questa classe dirigente sembra essere alla fine della sua corsa», mi ha detto un banchiere parigino incontrato in questi giorni. Il colpo di grazia, secondo lui, arriverà quando anche Parigi entrerà nel calderone della crisi, dopo Spagna e Italia. «Forse solo in quel caso potrà cambiare qualcosa», mi disse sorseggiando del Martini al Crillon. Già, forse.

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