Viva l’ItaliaNon voglio mangiare la carne “pink slime” (in italiano: “melma rosa”)

Sono indietro con i tempi. Esiste la mechanically separated meat e lo ignoravo. È dal 1960 che per recuperare il più possibile i residui di carne dalle ossa degli animali, prima usano appositi macc...

Sono indietro con i tempi. Esiste la mechanically separated meat e lo ignoravo. È dal 1960 che per recuperare il più possibile i residui di carne dalle ossa degli animali, prima usano appositi macchinari e poi trattano la poltiglia con ammoniaca.

Melma rosa in italiano, pink slime in inglese. Parte tutto dagli Stati Uniti dove l’industria della carne produce questo intruglio succulento a basso costo racimolando gli scarti di lavorazione, tra cui tendini, cartilagini e così via (nel caso del pollo triturano anche particelle di osso, e io che ero rimasta al detto del maiale non si butta via niente).

Per completare il capolavoro gastronomico disinfettano le carni con idrossido di ammonio, così evitano il problema batteri che potrebbe venir fuori dal pink slime, aggiungono degli aromi artificiali e congelano il tutto. Il tocco di bacchetta magica spetta ai furbetti venditori all’ingrosso del settore, che mischiano la poltiglia con una percentuale di carne macinata tradizionale e voilà. A scanso di equivoci è tutto commestibile, lo ha dichiarato il ministero dell’Agricoltura statunitense nel lontano 2001.

Il trucco è noto da tempo ma ha iniziato a suscitare scandalo solo lo scorso mese, quando l’emittente Abc News ha reso di dominio pubblico che se delle confezioni contengono pink slime fino al 15 %, le etichette possono riportare 100 per cento carne bovina.

Questi giornalisti hanno combinato un guaio, ora tutti pretendono di sapere la composizione della carne misteriosa. Lo slimegate è in corso.

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Linkiesta Paper Estate 2020