Bike UUn giorno di pioggia in bici a Milano

Ieri tornando in bici dalla Bocconi ho preso il primo scroscio di pioggia da mesi. Dei 20 minuti che impiego in bici - da corsa - nel consueto tragitto ufficio-casa, ho passato i primi 10 a pensare...

Ieri tornando in bici dalla Bocconi ho preso il primo scroscio di pioggia da mesi. Dei 20 minuti che impiego in bici – da corsa – nel consueto tragitto ufficio-casa, ho passato i primi 10 a pensare che mi stavo inzuppando, poi allo spread e al fatto che la morfina di Draghi sta esaurendo il suo effetto e che grazie al colpo di pozzanghera di una macchina ero davvero fradicio. Poi è arrivato il “tratto misto”: poche centinaia di metri di strade strette, rotaie, curve e pavé in zona Piazza Aquileia. Chissà come i miei pensieri finiscono alla Parigi-Roubaix alla strepitosa doppietta col Fiandre di Tom Boonen e al dispiacere che Cancellara non ci fosse. Andare in bici a Milano, specialmente quando piove, ti fa sentire un po’ eroe ed è sempre bello sentirsi eroe anche se si va 20 km/h più piano dei propri idoli. Fine del tratto misto, rettilineo di 2 km che conduce al supermercato. Casa vicina, il lavoro che si allontana, la gioia di potersi togliere a breve i vestiti fradici, di dimenticarsi di spread, finanziamento ai partiti e riforma del lavoro e avere la sera davanti a sé. Figata. Entrando al supermercato ritorna alla mente la consueta domanda di 10 anni prima quando amici di vari paesi nordeuropei, stupiti di vedere un italiano che, in erasmus, si era portato la bicicletta e raccontava di una città tutta piatta dove quasi nessuno andava in bici, chiedevano “no ma scusa, fai sport, non inquini e non ti costa niente.. perché usate il motorino?” Osservando lo sguardo della cassiera Pam che mi scruta gocciolante, mi viene da sorridere e penso che la risposta sia piuttosto ovvia, che a Milano ci vuole un po’ di incoscienza per pedalare tutti i giorni. Torno a casa. Mi asciugo. Inizio a cucinare. Mi viene in mente un commento pubblicato anni prima su lavoce.info che spiegava come gli automobilisti comincino a rispettare i ciclisti quando questi sono il 15 per cento rispetto alle macchine sul manto stradale. Sotto quella soglia l’automobilista non ha la percezione che deve condividere la strada anche con le biciclette. Nel 2007 a Milano la percentuale era intorno al 5 per cento. Chissà a che percentuale siamo ora. Chissà quanto dovrà costare la benzina per arrivare anche noi a essere il 15 per cento.

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