Mercato e LibertàAcquedotti pubblici: liquidità per politici ed amministratori?

Phastidio descrive le amare vicissitudini della società Acquedotto Pugliese: finanze precarie e lauti premi agli amministratori. Era inevitabile: in Italia abbiamo i politici e i funzionari più inc...

Phastidio descrive le amare vicissitudini della società Acquedotto Pugliese: finanze precarie e lauti premi agli amministratori.

Era inevitabile: in Italia abbiamo i politici e i funzionari più incompetenti e corrotti del mondo civile. Gli italiani hanno deciso di dare loro fiducia fidandosi di slogan astratti e privi di attinenza alla realtà come ‘acqua pubblica’.

Abbiamo infrastrutture insufficienti e mal mantenute, e invece di discutere di ciò, si è discusso del nulla, con una campagna di stampa del tutto slegata dal contenuto reale dei referendum.

Abbiamo raccontato agli italiani, in una campagna di disinformazione degna dell’Unione Sovietica, che il referendum sarebbe servito ad impedire l’affidamento a privati, quando in realtà impediva solo che questo affidamento fosse soggetto a procedure pubbliche e ufficiali di assegnazione, anziché all’arbitrio dei politici e dei funzionari, e consentiva di continuare ad affidare il servizio al settore pubblico, o in condizioni di manifesti problemi di concorrenza, o tramite partecipazione alla gara.

Confermando che non siamo andati oltre Marx nella comprensione dei fenomeni economici, e dunque non ne capiamo un tubo, ci siamo chiesti se il costo del capitale fosse o meno un costo, e abbiamo creato l’illusione che eliminare il costo del capitale possa ridurre i prezzi per i cittadini. Che è come dire che non pagare chi fornisce i macchinari consenta di fare sconti ai consumatori, anziché impedire semplicemente di ottenere i macchinari necessari a produrre (dubbi sono leciti sui metodi di calcolo di tali importi, ma le cifre erano ragionevoli).

Vero è che i nostri politici e i nostri amministratori possono fare porcate indipendentemente dalla cornice legislativa, a volte facendosi leggi ad hoc, altre ancora violando le stesse leggi che si sono dati da soli. Vero è dunque che esattamente come la gestione pubblica è sempre inefficiente e spesso cleptocratica, l’assegnazione a privati è spesso fatta con procedure antieconomiche e spesso disoneste. Ma, appunto, perché si è votato, ingannando gli elettori, per ridurre ancora di più la trasparenza delle procedure?

I contribuenti, e i fruitori del servizio, pagheranno le conseguenze dell’immaturità di tutti. In compenso, politici e funzionari pubblici, come al solito, si fregano le mani. E in un contesto di strangolamento fiscale dell’economia e crisi fiscale della politica, continuare a mantenere rendite di posizione è pura follia.

Capisco le buone intenzioni di chi ha votato, e anche i rischi che qualunque misura passi per il settore pubblica, anche le regole per affidare i servizi ai privati, sia usata per creare rendite. Ma è, appunto, questo il problema: che il settore pubblico non è all’altezza di nulla.

Pietro Monsurrò

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