FuoriserieIl mio dannato “problema” con i procedural

Lunedì sera, in America, è andata in onda l'ultima puntata di Castle (tranquilli, no c'è spoiler): ormai sono quattro stagioni e onestamente la serie in quest'ultima annata aveva iniziato a darmi ...

Lunedì sera, in America, è andata in onda l’ultima puntata di Castle (tranquilli, no c’è spoiler): ormai sono quattro stagioni e onestamente la serie in quest’ultima annata aveva iniziato a darmi noia. Chiariamoci: Nathan Fillion è eccezionale (anche se per chi lo ricorda nei panni dell’eterno capitano Mal Reynolds in Firefly è difficile da digerire in un ruolo così diverso). Dicevo, lui è eccezionale e i personaggi secondari di questo procedural davvero ben curati: Esposito e Ryan (i due agenti della omicidi che lavorano con Kate Beckett) su tutti. Eppure dopo quattro stagioni nulla è cambiato: le due storie di fondo che reggono la trama orizzontale sono sempre le stesse: l’omicidio irrisolto della madre di Beckett e l’alchimia tra i due protagonisti. Sorvoliamo sulla coppia Castle-Beckett (perché, okay, tutta la diatriba “Ti amo – Non lo ricordo – Ho bisogno di tempo” va anche bene, è divertente, ma non può essere il nodo cruciale di un procedural), il tema interessante è l’altro: chi sta dietro alla morte della mamma di Beckett? In cosa era invischiato Montgomery e chi vuole uccidere la bella detective? Ecco, in questa stagione su 23 episodi ce ne saranno stati a stento due o tre che hanno trattato il tema. Stessa cosa succede in The Mentalist, che continuo a seguire con la dannata voglia di scoprire qualcosa in più sul fantomatico Red John e anche qui mi regalano una stagione costellata da episodi singoli, a se stanti, da storie collaterali che nulla hanno a che vedere con la vicenda che a noi interessa. Okay, direte, è colpa mia: è la struttura dei procedural, o li si ama o li si odia. E invece no: dr. House (ormai in odore di finale) ha messo in evidenza come anche i procedural (non è un crime, ma comunque una serie con una struttura procedurale) possono essere scritti, pensati e recitati in modo da seguire per tutta una stagione un intero filone narrativo: il rapporto con la moglie, la vicenda con l’investigatore che incrimina House, la nuova squadra, la Cuddy, etc.. E di crime che cambiano di anno in anno il tema di fondo ce ne sono, vedi Dexter. Il mio, lo so, è un post scritto dalla frustrazione: malgrado le intenzioni (dette e ridette nel corso di tutta questa annata) di abbandonare Castle, so già che mi ritroverò il prossimo anno a re-inserirlo nella mia lista (lunga) di serie TV.

Perché – vi chiedete – dovrebbe cambiare se ci sono quelli come me che criticano ma in fondo continuano a vederlo? E’ troppo auspicare che le reti preferiscano avere il giusto numero di telespettatori felici che non un numero più alto di spettatori mortificati? Forse sì. E quello di oggi è solo lo sfogo di una telespettatrice frustrata, e come tale dovete prenderlo.

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