Cazza la randaIl terremoto di stamattina

  Per una volta metto pubblicamente a nudo i miei sentimenti. Lo faccio anche per fare comprendere ai lettori cosa si prova a vivere 15 lunghissimi secondi di terremoto. A quasi due ore dalla scoss...

Per una volta metto pubblicamente a nudo i miei sentimenti. Lo faccio anche per fare comprendere ai lettori cosa si prova a vivere 15 lunghissimi secondi di terremoto. A quasi due ore dalla scossa che si è abbattuta sulle zone della provincia di Modena, dove io vivo, mi tremano ancora le gambe. Le dita delle mani battono incerte sulla tastiera. Lo sguardo è un po’ annebbiato dalle lacrime. Provocate dallo spavento, ma soprattutto dal dolore. Il dolore che provo figurandomi lo stato d’animo di chi si trova, magari pure con la casa lesionata o rasa al suolo, a Mirandola, dove pare sia stato l’epicentro di questa nuova forte scossa. O pensando a chi ha visto venire giù, come neve che si scioglie al sole, la propria fabbrica, frutto dei sacrifici di una vita. O riflettendo su chi ha addirittura perduto un proprio caro.

Stamattina ero al pc, intento a stendere al meglio un documento. Ero anche particolarmente in palla, come si suol dire. All’improvviso sento salire un rumore sordo, sempre più forte. A questo si associa, pochi istanti dopo, un moto sussultorio, dal basso verso l’alto. Sembra di essere sospinti dalla forza di una creatura mostruosa che risale verso di te dalle viscere della terra.

Il pensiero va immediatamente ai miei due figli. Guardo fuori dalla finestra, attirato dalle urla di alcuni operai che stanno tirando su una serie di grattacieli di fronte al mio ufficio. I palazzi, alti una quindicina di piani, oscillano paurosamente: è uno spettacolo impressionante. Prendo la giacca e mi proietto come un fulmine verso l’auto. Mi trema la mano e, dopo alcuni tentativi, riesco ad aprire la portiera. Faccio gli 80 all’ora in alcune vie della città. Stupidamente! Ma la cosa che voglio con tutte le mie forze è arrivare a scuola dai miei due figli, vederli sani e salvi e abbracciarli forte. Con loro dissimulo ansia ed emozione, ma in realtà sono terribilmente scosso.

Quando risalgo in auto per tornare al lavoro, accendo la radio. Sento le notizie drammatiche che parlano anche di morti. Scoppio a piangere. Pochi istanti dopo, meno infantilmente, mi metto a pregare per le popolazioni della Bassa Modenese. Perché il terremoto abbia abbattuto solo case, fabbriche e non vite umane. E perché questo strazio finisca al più presto.

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Linkiesta Paper Estate 2020