BacklitMentire non paga. Almeno negli USA

Caro Direttore, è di poche ore fa l'anticipazione che il CEO di Yahoo! darà le dimissioni a breve terminando la sua presenza alla guida della prestigiosa azienda Internet dopo nemmeno cinque mesi d...

Caro Direttore,

è di poche ore fa l’anticipazione che il CEO di Yahoo! darà le dimissioni a breve terminando la sua presenza alla guida della prestigiosa azienda Internet dopo nemmeno cinque mesi dalla sua nomina. Le racconto velocemente i fatti.

Dopo diversi mesi di ricerche condotte con la collaborazione di una prestigiosa azienda di executive search, il board di Yahoo! decide di affidare l’incarico di CEO a Scott Thompson, all’epoca presidente della divisione PayPal di eBay. Un nome “pesante” vista l’ottima reputazione conseguita in decenni di lavoro in Silicon Valley. L’ingaggio concordato in linea con un profilo decisamente senior. Secondo quanto comunicato dalla stessa Yahoo!, la remunerazione complessiva di Thompson sarebbe stata pari a 27 milioni di dollari per il primo anno.

Perché Thompson lascia quindi? Il motivo è molto semplice: nel curriculum vitae che ha sottoposto alla società incaricata della ricerca e al board dell’azienda risultavano due lauree conseguite presso il Stonehill College in Massachusetts. Una in accounting e una in computer science. Peccato che quest’ultima sia una vera e propria invenzione visto che il corso di laurea in questione non esisteva nemmeno nell’anno in cui Thompson lasciava il college. L’informazione fasulla è comparsa nelle biografie e anche nei documenti ufficiali sottoposti alla SEC – Security Exchange Commission – a tutti gli effetti un reato.

Dopo le pressioni degli ultimi giorni e i goffi tentativi di negare l’evidenza, Thompson si è accordato per lasciare l’azienda, evento che dovrebbe concretizzarsi a breve. Non sono ancora noti i termini della separazione tra le parti.

Ora, un’osservazione e una semplice domanda. Apparentemente negli USA un super leader a capo di un’azienda che impiega oltre 10.000 dipendenti, fattura miliardi di dollari e la cui leadership viene retribuita quasi quanto una manovra fiscale del governo italiano, si sente nella condizione di falsificare il proprio curriculum scolastico. Sembra impossibile e incomprensibile il contrasto tra la pochezza del gesto e le qualità manageriali che gli venivano riconosciute. Un’apparente incongruenza, ma almeno il “sistema” sembrerebbe trovare rimedi a simili errori. Questa l’osservazione. La domanda invece è la seguente: cosa succede in Italia a chi dice bugie di qualsiasi natura? Solo una curiosità.

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