Storia MinimaRicordo di Enzo Tortora: quelle parole dette senza urlare che disturbano le nostre orecchie perbene

Il 18 maggio 1988 moriva Enzo Tortora. Non mi sembra che nessuno l’abbia ricordato ieri. Pubblicamente voglio dire. Perché certamente i suoi famigliari e i suoi amici stretti avranno avuto il tempo...

Il 18 maggio 1988 moriva Enzo Tortora.
Non mi sembra che nessuno l’abbia ricordato ieri.

Pubblicamente voglio dire.
Perché certamente i suoi famigliari e i suoi amici stretti avranno avuto il tempo e i modi per ricordarlo.

In questo silenzio, mi piace scrivere queste sue parole.
Sono quelle che disse il 20 febbraio 1987 al suo rientro in televisione dopo la sua terribile esperienza non solo di “mala giustizia”, ma anche di opinione pubblica gaglioffa (non ci sono solo alcuni magistrati su cui ci sarebbe molto da discutere in Italia, ma c’è anche molta opinione pubblica che avrebbe bisogno di riflettere sulle proprie qualità civiche e che non si assolve mai per semplice motivo che mai mette sotto esame i suoi atti passati). Un’opinione pubblica che in buona parte se la rise il 17 giugno 1983, al momento del suo arresto.

Quelle sue parole eccole qua:

“Dunque. Dove eravamo rimasti?
Potrei dire moltissime cose e ne dirò poche.
Una me la consentirete.
Molta gente ha vissuto con me, ha sofferto con me, anni terribili.
Molta gente mi ha offerto quel che poteva. Per esempio, ha pregato per me.
Io questo non lo dimenticherò mai.
E un’altra cosa aggiungo.
Io sono qui e lo sono anche per parlare per conto di quelli che parlare non possono.
E sono molti, e sono troppi.
Sarò qui, resterò qui, anche per loro”

Sia detto. Per storia minima

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