Il sapere dei classiciTenete i Vostri figli per mano e muovete il mondo! (Virgilio)

Chi dei due tirava l’altro io non so dirvelo. Erano gli anni Ottanta, quando, tra i tre ed i sei anni, mio nonno mi portava, a piedi, da Via Gustavo Modena sino ai Giardini Pubblici di Via Palestro...

Chi dei due tirava l’altro io non so dirvelo.
Erano gli anni Ottanta, quando, tra i tre ed i sei anni, mio nonno mi portava, a piedi, da Via Gustavo Modena sino ai Giardini Pubblici di Via Palestro.
Erano momenti indimenticabili di una Milano che non esiste più, delle macchine a pedali ai giardini e della gioia di un pallone, piccole cose sufficienti, ora non più, ad accontentare.
Era la corsa per andare a giocare, punto e basta.

Allora, con mio nonno (prima che una maledetta malattia me lo portasse via a sessantasei anni, io ne avevo poco più di sei, è stata la mia prima esperienza di lutto) facevo un gioco che aveva uno straordinario effetto rassicurante.

Guardavo la mia ombra, molto più piccola di quella, ovviamente più alta, appartenente a mio nonno.
All’inizio non avevo ben capito il concetto di ombra, per me era come andare in giro in quattro.
Quando poi finalmente capii, ricordo che mi divertiva moltissimo “nasconderla” nell’ombra di mio nonno. Bastava un abbraccio, e ci stava dentro tutta quanta!
La cosa era capace di darmi un infinito senso di protezione, spero anche a lui.
Dopo un po’ mi stufavo, e di nuovo lo strattonavo verso il trenino dei giardini (andateci con i Vostri figli, c’è ancora!) o l’autoscontro, cui però non mi era ancora consentito salire.
Mi ricordo che ero molto indisciplinato.

Il ricordo nasce da una mia bella lettura di qualche giorno fa di un commentatore dei Classici, che descrive ed analizza il passaggio dell’Eneide in cui Enea, mentre la città brucia, scappa portando con sé per mano il figlio.
Le parole latine utilizzate da Virgilio, peraltro, inducono a ritenere che il concetto fosse molto diverso da quello suggerito dalla prima lettura degli esametri: non è Enea che porta via il figlio, ma è il figlio che strattona il padre e, spinto da un divino istinto, lo conduce fuori dalla città.
Ed il papà non lo molla un secondo: arriveranno ambedue, maturati, a fondare un nuovo impero.

Solo l’incommensurabile amore che lega una famiglia può dunque condurre, dal basso ed ampliando l’orizzonte, ad una comunità (somma di più famiglie) retta su solidi principi civici.
L’importante è che ciascuno nella propria famiglia (di fatto o di diritto, ormai non ha importanza) sia consapevole del proprio ruolo ed adempia ai doveri connessi alla sua posizione, senza abdicarvi, rinunziarvi o sottrarsi alle proprie responsabilità.

Penso allora a me, a mia moglie ed ai giovani genitori nostri amici e dico loro (ed a me stesso): quando camminate mano nella mano con Vostro figlio siate consapevoli di Voi stessi, rendetevi conto che i tempi sono cambiati e che l’ombra grande, adesso, è quella Vostra.

Χαίρε
Marco Sartori
[email protected]

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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