Il marchese del GrilloDue miti da sfatare e una proposta

La giornata è sonnacchiosa, poche le notizie. Tanto sport: gli Europei di calcio, Sara Errani che perde nella finale del Roland Garros. Ecco due miti da sfatare e una proposta circolata su questo b...

La giornata è sonnacchiosa, poche le notizie. Tanto sport: gli Europei di calcio, Sara Errani che perde nella finale del Roland Garros. Ecco due miti da sfatare e una proposta circolata su questo blog che vale la pena rilanciare:

C’è una gran voglia di centro nella politica malata: gli sguardi sornioni dei funzionari Pd, i continui richiami da destra alla ricomposizione del fronte moderato. Come se fosse ancora valida la storia del centro pigliatutto, le passate amministrative a mettere in soffitta anche questa leggenda. Il democratico cristiano è un dinosauro della politica, una specie in via d’estinzione. Qualche feudo qua e là tra Sicilia e Campania. L’astensionismo ha colpito il centrodestra: poteva rifugiarsi nelle lande terzopoliste ma non l’ha fatto. Gli elettori hanno preferito votare a scatola chiusa il Movimento Cinque Stelle. Ergo, la politica del tutti dentro e vediamo quel che succede, tanto caldeggiata ieri da Bersani alla Direzione Nazionale del Pd, equivale a curare una slogatura della caviglia con l’aspirina.

Lista civica nazionale è un ossimoro tanto quanto gelato caldo, copia originale, corsa lenta: non ha alcun senso. Le liste civiche, per loro stessa definizione, nascono, operano e si disfano in ambito comunale. Logica impone che tutte le liste collegate ai partiti dalle prossime elezioni politiche in poi non vengano più chiamate liste civiche. Nemmeno il Movimento Cinque Stelle è una lista civica: si presenta in tutti gli ambiti territoriali dal comune al parlamento. A differenza dei partiti tradizionali candida semplici cittadini col desiderio di dedicare parte della propria vita alla gestione della cosa pubblica, due mandati e poi di nuovo alla propria professione. Da qui nasce l’equivoco. Una politica che si esaurisce nel carrierismo non può che aggirare la crescente domanda di partecipazione col dispiegamento di liste a tamponare l’emorragia di voti in uscita. Come se non fosse compito dei partiti cercare di aprirsi alla società civile.

Rilancio la proposta circolata su questo blog pochi giorni fa: perché non chiamare i militanti del Movimento Cinque Stelle penta stellati? Non c’è cosa più spersonalizzante che identificare un gruppo con la persona di maggior risalto.

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