DischauntE se fosse stata la techno ad unire Berlino?

Ventitré anni fa, in una Berlino ancora divisa dal muro, cominciò a diffondersi un nuovo genere musicale, importato dagli Stati Uniti. Con i suoi suoni bassi e pesanti, violentemente elettronici e...

Ventitré anni fa, in una Berlino ancora divisa dal muro, cominciò a diffondersi un nuovo genere musicale, importato dagli Stati Uniti. Con i suoi suoni bassi e pesanti, violentemente elettronici e volutamente ripetitivi, la techno suscitò fin da subito la sua “attrazione fatale” sui giovani berlinesi.

C’era, al tempo, una differenza fondamentale: mentre a Berlino Ovest nascevano i primi club, seminterrati sporchi e bui dove il dj set era composto da due casse e qualche luce strobo, nella parte sovietica della città i ragazzi erano costretti a procurarsi i dischi illegalmente, limitando la nascente passione musicale tra le mura dei loro appartamenti.

Non appena il muro cadde, però, i giovani berlinesi dell’Est e dell’Ovest si ritrovarono a ballare insieme, condividendo la passione per i beat di quella che, in quel periodo, era ancora conosciuta come Acid House. Oggi un libro, intitolato Der Klang Der Familie, (“Il suono della famiglia”) rivisita la nascita della scena techno berlinese in chiave politica e sociologica, sottolineando l’importanza che il genere musicale avrebbe rivestito nel processo di unificazione della città tedesca.

Gli autori, Felix Denk e Sven von Thülen, sono due giornalisti, produttori e dj. Hanno trascorso gli ultimi due anni intervistando oltre 70 protagonisti della primissima scena techno berlinese: non solo musicisti, ma anche fondatori di club storici come l’Ufo e il suo “erede” Tresor, che tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90 rivestirono il ruolo di “incubatori” della nuova scena musicale.

Un lavoro di ricerca, disponibile (per ora) solo in tedesco, che racconta uno dei periodi più incredibili della storia di Berlino da un punto di vista completamente nuovo ed originale. Il libro spiega come la techno abbia aiutato l’integrazione tra le diverse sottoculture cittadine, dai punk agli artisti, dai gay ai movimenti studenteschi. «Persino i poliziotti ballavano insieme a noi», spiega nel libro uno dei dj intervistati, ricordando uno degli eventi kult di quel periodo: la prima Love Parade. «Nella scena punk questo non sarebbe mai stato possibile. Sentivamo che nessuno poteva fermarci».

Per Felix Denk, co-autore dell’opera, «la techno è il folk di Berlino». Ancora oggi la città tedesca è la capitale mondiale del genere, con decine di club che ospitano serate e dj provenienti da tutto il globo. Il Berghain, situato in una ex centrale elettrica tra i quartieri di Kreuzberg e Friedrichshain, è il locale techno più rinomato in assoluto.

Certo, la scena è cambiata molto rispetto a due decenni fa: ora a controllare il mercato sono le etichette, mentre l’amministrazione comunale ha emesso leggi apposite per regolare orari e licenze delle attività che propongono questo tipo di musica. Tuttavia, a Berlino è ancora possibile vivere un’esperienza simile, almeno in parte, a quella dell’89: il suono della famiglia, infatti, si avverte distintamente ancora oggi, nei piccoli club sporchi e bui nascosti negli angoli più remoti della città.

(Articolo apparso originariamente su ilMitte.com)

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