Una voce poco faGenerali, il destino di Perissinotto è appeso a un voto

Una voce poco fa mi ha detto che il destino di Giovanni Perissinotto, group ceo di Generali, è appeso a un voto. Uno soltanto. Insomma, in seno al consiglio di amministrazione non ci sarebbe la mag...

Una voce poco fa mi ha detto che il destino di Giovanni Perissinotto, group ceo di Generali, è appeso a un voto. Uno soltanto. Insomma, in seno al consiglio di amministrazione non ci sarebbe la maggioranza di 11-12 voti favorevoli alle sue dimissioni paventata nel corso di questo frenetico venerdì. Anche se, va specificato, per raggiungere la maggioranza servono 9 voti, e una volta formato il blocco gli indecisi possono ingrossare le fila di una parte o dall’altra. Un’altra voce mi ha detto che la posizione di Diego Della Valle, che nella partita per il rinnovo dei vertici di Rcs ha duramente criticato Piazzetta Cuccia, non sarebbe così definita, e che la preferenza del patron di Tod’s potrebbe essere in linea con quella di Mediobanca. 

In una giornata densa di critiche e di botta e risposta, c’è anche chi si è schierato a favore del manager ravennate. Oltre a sindacati, dipendenti e piccoli azionisti, gli analisti di JP Morgan, Cheuvreux, Credit Suisse e Quandt hanno espresso il loro sostegno a Perissinotto. Per la banca d’affari Usa: «Il timing non è fortunato, per non parlare della modalità […] Non è chiaro cosa un nuovo CEO possa essere in grado di cambiare nel breve termine». Gli fa eco Cheuvreux: «Non crediamo che questo rimpasto sia una soluzione. La gestione del business da parte dell’attuale team è stata buona, con risultati da migliori della classe nella redditività vita e una crescita organica superiore alla media rispetto ai competitor». Tranchant, invece, Silvia Quandt: «Ancora una volta diventa evidente come la corporate governance rimanga un problema per Generali». 

Il vero punto dolente, tuttavia, lo solleva Cheuvreux: «Probabilmente il suo più grande errore è stato quello di non eseguire un aumento di capitale qualche anno fa quando le condizioni dei mercati finanziari erano migliori, ma ancora una volta molto probabilmente questa è stata la decisione del principale azionista». Peraltro, in questo momento, Mediobanca non sarebbe finanziariamente in grado di sottoscriverlo per la quota di sua pertinenza. 

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Linkiesta Paper Estate 2020