Mi chiamo America latinaIn Messico, elettori presi per la gola

Il prossimo primo luglio i messicani sono chiamati alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica federale, i rappresentanti al Congresso e molti dei governi locali. E proprio nel Distrito F...

Il prossimo primo luglio i messicani sono chiamati alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica federale, i rappresentanti al Congresso e molti dei governi locali. E proprio nel Distrito Federal (Città del Messico), dove si vota anche per scegliere il governatore, sono comparsi volantini con la scritta “En el Distrito Federal tú tienes el poder de elegir”.

La cosa curiosa non è tanto l’invito a partecipare rivolto ai cittadini, ma il fatto che lo slogan è comparso sulla carta per avvolgere l’alimento più diffuso nel paese: tortillas e tacos. Che è un po’ come se, in vista delle prossime elezioni italiane, si invitassero gli elettori ad andare al voto con campagne di propaganda sulle buste per incartare il pane.

Come dichiara all’agenzia Efe, Yolanda León, rappresentate del consiglio Iedf (Istituto elettorale del Distretto federale): “L’idea è quella di incentivare le casalinghe e gli integranti della famiglia a non mancare all’appuntamento con le urne. È una buona strategia, considerando che ogni giorno si consumano le tortillas, e crediamo che avrà un buon impatto sui commercianti, gli acquirenti, e le famiglie che si siedono attorno al tavolo per mangiarle”.

Oltre allo slogan, negli involucri sono elencati, come fossero una ricetta, alcuni argomenti necessari per ottenere un “voto consapevole”.

– 500 grammi di informazione
– 1kg di riflessione
-500 grammi di elezione

Dopo una campagna elettorale di soli tre mesi, il paese centramericano, undicesima economia mondiale, si appresta ad affrontare queste elezioni non senza difficoltà: narcotraffico e sviluppo sociale e corruzione delle forze dell’ordine, su tutte. Quattro i candidati alla presidenza: Enrique Peña Nieto (Pri-Pvem); Josefina Vázquez Mota (Pan); Andrés Manuel López Obrador (Prd-Pt-Mc) e Gabriel Quadri (Na).

Il principale problema per il successore dell’attuale presidente, Felipe Calderón, resta però quello di bloccare e scardinare l’escalation di violenza nello stato, provocata dalle guerre tra i cartelli dei narcos. Un obiettivo non nuovo, visto che è stato il cavallo di battaglia di Calderón, ma di difficile successo, e anche qui Calderón è stato tristemente esemplare.

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