Colpo di taccoNapoli perde Amato Lamberti, un eroe silenzioso, simbolo e riferimento della lotta alla camorra

Un uomo onesto e coerente, studioso ma mai barone, un professore prestato alla politica napoletana alla quale ha saputo ridare dignità, senza mai vestirsi di quell'aura di eroe moderno, utile più ...

Un uomo onesto e coerente, studioso ma mai barone, un professore prestato alla politica napoletana alla quale ha saputo ridare dignità, senza mai vestirsi di quell’aura di eroe moderno, utile più ai riflettori artificiali da tubo catodico che alle sue battaglie nel quotidiano. La sua presenza ha segnato le vite delle ultime generazioni napoletane che da Siani in poi hanno avuto la forza di alzare la testa, di guardare in faccia la camorra e di denunciarla con la penna, senza spettacolarizzare i martiri che la nostra terra subisce, ogni giorno, da decenni.

«Tutto cambia, ma non tutto si può cambiare, non basta volere, ma bisogna studiare e capire, ragionare e far ragionare».

Con questo intento, nel 1982, anno in cui furono uccisi due simboli della lotta alla mafia: Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, nasceva grazie a lui l’Osservatorio sulla Camorra. Un luogo di studio, un laboratorio aperto a tutti coloro che vogliono mettere a disposizione la propria esperienza per elaborare e attuare strategie di prevenzione e di contrasto, capaci di sradicare la camorra dal territorio, dal tessuto sociale, dalla testa e dal cuore della gente.

La sua è stata una lotta alla camorra determinata, senza tregua, sia all’esterno che all’interno delle istituzioni. E’ stato infatti Assessore alla “Normalità” del Comune di Napoli dal ’93 al ’95, e Presidente della Provincia di Napoli, dal ’95 al 2004 riuscendo a risanarla dopo il dissesto finanziario causato dalla precedente amministrazione, dando vigore alla legalità, con sobrietà e senza proclami pubblicitari. Non tutti gioirono quando, arrivando all’interno del Palazzo, tolse i privilegi ad Assessori, consiglieri e politicanti vari. Per questo motivo forse, molti politici napoletani, ancora in attività, contribuirono a metterlo da parte. Ma, non sono riusciti a spegnere la sua forza indagatrice, il suo coraggio di denunciare, insieme ai suoi studenti di Sociologia, i punti critici della Pubblica Amministrazione:

«La camorra è diventata “sistema” al quale partecipano dipendenti della Pubblica Amministrazione, imprenditori, politici. Si combatte con la trasparenza. Se c’è camorra nei Comuni, i politici non possono non sapere. Pensare alla camorra come organizzazione criminale non aiuta a capire i problemi. La camorra è una lobby politica-imprenditoriale-criminale che controlla l’economia e le pubbliche amministrazioni in Campania».

Trenta anni di lotta alla camorra, un riferimento per chiunque volesse capire gli intrecci tra criminalità e politica, per chi conservava (e conserva ancora) la speranza del cambiamento, per chi preferiva le soluzioni alle condanne, perchè Napoli sono anche i “lazzaroni” e come sosteneva lui:

«Per liberare Napoli non bastano, anche se sono necessari, poliziotti, carabinieri e magistrati. C’è bisogno di politiche di inclusione, seriamente intese, ben diverse dalle operazioni di assistenza o, peggio, di ammortizzazione sociale, magari a favore dei più violenti e facinorosi. Per trovare soluzioni adeguate, bisogna partire dal dato, irremovibile con artifici dialettici, di una spaccatura e di una separazione profonda nella popolazione napoletana tra chi è dentro e chi è fuori dalla società moderna e civile. Perchè il problema di Napoli è quello di portare dentro la modernità tutti coloro che stanno fuori per una sorta di condanna che i responsabili continuano a negare, mentre continuano a comminarla».

Per questo oggi è un giorno triste per Napoli, per quella Napoli che lotta quotidianamente tra ingiustizie e negligenze, e che continua a sperare nel riscatto. Per quella Napoli, Amato Lamberti era una figura imprescindibile, un eroe silenzioso, un simbolo ed un riferimento culturale e sociale.

@A_Munciguerra


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a foto è di Vincenzo Viglione per Wrong