Colpo di taccoPlacanica, dopo i fatti del G8, è di nuovo a giudizio. Stavolta per violenza sessuale su minore

Violenza sessuale ai danni di minore. Questa l'accusa con cui il Gup di Catanzaro Tiziana Macrì, accogliendo la richiesta della Procura, ha rinviato a giudizio Mario Placanica, il militare in serv...

Violenza sessuale ai danni di minore. Questa l’accusa con cui il Gup di Catanzaro Tiziana Macrì, accogliendo la richiesta della Procura, ha rinviato a giudizio Mario Placanica, il militare in servizio che il 20 Luglio 2001 sparò ed uccise Carlo Giuliani.

La denuncia, datata maggio 2008, arriva dalla sua ex moglie, Sveva Mancuso, madre della ragazzina avuta da un precedente rapporto, che all’epoca dei fatti era appena undicenne. Ma non è la prima volta che il nome dell’ex carabiniere balza agli onori della cronaca. Proprio in quel periodo infatti, gli organi di stampa diffusero la notizia di lettere minatorie ai suoi danni:

“Mario Placanica morte. Bagnasco al rogo. Solidarietà con i compagni. Viva Carlo Giuliani”

Lettere che, come conferma la Mancuso, Placanica si scriveva da solo:

«La sera del 30 aprile del 2007 stavo dormendo. Apro gli occhi e vedo Mario che guarda su internet un sito con le immagini del sequestro di Aldo Moro. Noto che sta ricalcando con cura la stella delle Br. Gli chiedo cosa sta facendo, e lui mi dice di stare zitta, per le microspie. Mi avrebbe raccontato la mattina dopo, l’1 maggio, quando ho visto con i miei occhi imbucare la lettera nella nostra cassetta della posta»

E’ evidente che quei due spari del 20 luglio 2001 abbiano segnato in maniera indelebile anche la vita di Placanica, infatti nonostante il 5 maggio 2003, il GIP Elena Daloiso, lo abbia prosciolto per uso legittimo delle armi oltre che per legittima difesa, l’Arma dei Carabinieri nell’aprile 2005, decise di dimetterlo, perché valutato non idoneo al servizio “per infermità dipendente da causa di servizio”. Ma Placanica si oppose rivolgendosi al TAR e chiedendo una nuova perizia che lo dichiarò mentalmente sano. Allora accusò la stessa Arma dei Carabinieri colpevole di averlo reso non idoneo:

« Mi hanno mandato dalla dottoressa… Secondo me avevano già deciso di congedarmi. Lei invece, senza visitarmi, mi ha fatto prendere l’Aldol. Dormivo venti ore al giorno, mi ha rovinato, non me lo doveva dare. (…) Sono un capro espiatorio usato per coprire qualcuno»

Oggi torna di nuovo a far parlare di se, dopo quasi dodici anni da quell’evento, dopo la lettera (auto)minatoria, dopo aver dissipato i 400.000 euro ricevuti da una sottoscrizione indetta dal giornale Libero… Feltri allora lo erse a simbolo di una campagna di delegittimazione del lavoro delle forze dell’ordine, le stesse che il Placanica ha accusato dopo i fatti di quel luglio, le stesse che ha osteggiato quando lo hanno valutato non idoneo al servizio. Ironia della sorte, stavolta è stato lui a sostenere di non essere capace di stare in giudizio, e proprio stavolta il Gup non la pensa così…