Trenta denariSe la svolta dello Ior è Geronzi, forse meglio risuscitare Marcinkus

Ora è vero che pubblicani e prostitute ci precederanno nel regno dei cieli. Ma che l’uomo della svolta dello Ior, la banca vaticana costantemente circonfusa da sospetti e polemiche, possa essere il...

Ora è vero che pubblicani e prostitute ci precederanno nel regno dei cieli. Ma che l’uomo della svolta dello Ior, la banca vaticana costantemente circonfusa da sospetti e polemiche, possa essere il banchiere Cesare Geronzi, è cosa che richiede dosi di fede così massicce da spostare ben più di una montagna di evangelica memoria.

Da maggio, infatti, il Vaticano è alla ricerca di un banchiere dopo che lo Ior è rimasto senza presidente, causa dimissionamento di Ettore Gotti Tedeschi. Per la successione sono state fatte diverse ipotesi, da Hermann Schmitz a Carl Anderson, entrambi membri in carica del board dello Ior, fino all’ex capo della Bundesbank Hans Tietmeyer, forse il nome più prestigioso in campo ma contro cui gioca l’età avanzata (81 anni).

Negli ultimi giorni diversi giornali nazionali hanno però riportato in auge l’ipotesi, già circolata, di Geronzi. Scrivono che stiano salendo le quotazioni dell’ex presidente della Banca di Roma-Capitalia, finito nell’occhio del ciclone per i crac di Cirio e Parmalat. Vicende per cui ha ricevuto pesanti condanne in primo grado (quindi non definitive) per reati quali bancarotta e usura aggravata. Non esattamente quello che ci si aspetta per rilanciare la reputazione della tormentata banca vaticana.

I critici della Chiesa vi vedrebbero una scelta perfettamente in linea con la tradizione della banca che fu di Marcinkus: chi meglio del banchiere romano può rappresentare il connubio fra politica e curia, affari e lobby, relazioni di potere e opere pie del sempre vivo “partito romano”? Come è noto, le vie del Signore sono infinite e chissà che, profittando del tempo libero dopo il dimissionamento-blitz dalla presidenza Generali, il nostro si sia inventato un modo per governare una banca con le avemaria. La solida amicizia di Geronzi con il cardinale segretario di Stato Bertone, che celebrò le nozze di una delle sue figlie, è una carta che ha il suo peso nel riassetto ai vertici del Vaticano.

Ad ogni modo, anche se capire quel che accade fra le mura leonine è roba da veri iniziati, la sensazione è che quella di Geronzi più che una concreta candidatura sia qualcosa a metà fra un’aspirazione e una mossa abile per far sapere che mentre rotolano le teste dei suoi nemici (l’ex a.d. delle Generali Perissinotto e, forse presto, quella dell’a.d. di Mediobanca, Alberto Nagel), lui è vivo. Così vivo che potrebbe assurgere a banchiere di Dio.

Twitter: @lorenzodilena

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Linkiesta Paper Estate 2020