Appunti e disappuntiIl cui prodest delle proteste anti occidentali

Attorno all'11 settembre esce su Youtube il trailer con i sottotitoli in arabo del film L'innocenza dei musulmani. Film in realtà sarebbe ben più datato, ma stranamente è emerso proprio attorno a q...

Attorno all’11 settembre esce su Youtube il trailer con i sottotitoli in arabo del film L’innocenza dei musulmani. Film in realtà sarebbe ben più datato, ma stranamente è emerso proprio attorno a quella fatidica data. A mettere fuoco alle polveri il produttore ebreo Sam Bacile, che a detta sua avrebbe raccolto fondi presso un centinaio di contributori ebrei. Ma oggi, a fronte di ciò che sta infiammando i paesi musulmani, l’identità di questo produttore è un mistero. Lo riportano oggi diversi quotidiani, se lo chiede Gad Lerner sul suo sito e se lo chiedono molti giornali nel mondo. Dalla produzione sino all’introvabile pellicola c’è un giallo molto strano.

A fronte di una produzione così misteriosa e di commenti inopportuni (fino a ieri Bacile definiva l’Islam un cancro), una domanda legittima sorge spontanea. Cui prodest? Le modalità di questa operazione, i gravi effetti nei rapporti con i paesi islamici e la morte dell’ambasciatore americano, puzzano tremendamente. Le proteste infatti danneggiano l’immagine dell’America in una fase molto delicata, quella delle prossime elezioni. Sin dall’insediamento di Obama infatti i rapporti con Israele si sono raffreddati, le pressioni per un attacco all’Iran ignorate e le politiche ultra aggressive di Bush modificate. È da mesi che Israele muove le fila per giungere ad una guerra senza trovare ancora una sponda politica nell’America di Obama. Ora a ridosso del voto americano, i disordini potrebbero servire a sposare l’ago della maggioranza da Obama a Romney, in modo da riavere Israele nuovamente al centro dell’agenda politica.

Questa ipotesi non punta il dito, né deve stupire, perché gli interessi nazionali o di lobby tesse spesso le fila di eventi atti a modificare gli assetti geopolitici. Proprio come noi italiani abbiamo sperimentato la strategia della tensione con finalità politiche, così a livello internazionale un attentato, la morte di un ambasciatore o altri fatti hanno la ragionevole probabilità di un cui prodest o un messaggio a “chi lo sa”. Obama e il suo staff di sicuro sono stati avvertiti…

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