Storia MinimaLe piazze islamiche ci spiegano che siamo troppo deboli per governare il futuro

In merito alla questione delle vignette o della satira su Maometto bisognerebbe riflettere con calma. Molti insistono giustamente criticando il dileggio e invocando il rispetto. In tutta la vicenda...

In merito alla questione delle vignette o della satira su Maometto bisognerebbe riflettere con calma. Molti insistono giustamente criticando il dileggio e invocando il rispetto.
In tutta la vicenda che è all’origine del film Innocence of Muslims così come la paventata reazione alle vignette pubblicate nei giorni scorsi dal settimanale “Charlie Hebdo”, certamente c’è il disprezzo che va denunciato. Tuttavia fermarsi a quel livello per quanto pertinente, è parziale e alla fine conferma il vecchio adagio cinese per cui se qualcuno indica la luna con un dito tutti guardano il dito.
All’origine del discorso moderno c’è il disprezzo per le credenze e sotto questa veste per le religioni, le pratiche di fede, considerate l’espressione più evidente dell’arretratezza e dell’ignoranza. E’ sufficiente riprendere in mano Voltaire e leggerlo , ma anche il più moderato Hume non è così lontano da quel sentimento.
E tuttavia qualcosa consentiva a Voltaire, Hume e a molti altri con loro, di non trovarsi di fronte a reazioni quali quelle che abbiamo visto in questi giorni e che, prevedibilmente, ancora vedremo.
Quella critica, quel dileggio, quel disprezzo erano parte di una padronanza del futuro, di chi gestiva, produceva e amministrava il presente, non solo per sé, ma anche esprimeva il “governo del mondo”.
Il problema non è se questo disprezzo odierno sia più irriverente di quello del passato e, perciò, se abbia “superato i limiti del consentito”. È che non corrisponde a un dominio e al suo esercizio reale.
In sintesi a noi è rimasta la memoria del disprezzo, ma non siamo in grado di esprimere potere perché siamo orfani di una visione di futuro che quelle piazze avvertono. Ed è questa convinzione che ci stanno comunicando.

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