Usi e consumiLa mia banda suona il rock

Alberto ha 52 anni e fa l’avvocato. Veste quasi sempre di grigio e misura le parole. Ma il venerdì sera sale sul palco, imbraccia la chitarra e suona “Cocaine”. A Milano come a Bologna o Torino son...

Alberto ha 52 anni e fa l’avvocato. Veste quasi sempre di grigio e misura le parole. Ma il venerdì sera sale sul palco, imbraccia la chitarra e suona “Cocaine”. A Milano come a Bologna o Torino sono sempre di più i locali che organizzano jam session aperte, alle quali può partecipare chiunque sappia suonare o cantare. “I musicisti si avvicendano sul palco” spiega Giovanni Gimpel, che a Milano organizza le jam session del Bar Verga “Si passa dal professionista ultracinquantenne che si toglie la grisaglia e suona i Rolling Stones al quarantenne appassionato dei Lynard Skynard”.

Una grande varietà musicale e umana. Con un tratto comune: hanno quasi tutti più di 35-40 anni. “In passato c’erano molte più opportunità di suonare e ascoltare musica dal vivo. Poi la musica live è passata di moda” dice Gimpel “ Ma chi ha una certa età ha ancora voglia di musica dal vivo, di stare insieme suonando. Ecco perché oggi le jam hanno tanto successo tra gli over 40”.

In media in una jam session aperta si esibiscono, nel corso della serata, dai 20 ai 30 musicisti, accompagnati da una band fissa. La partecipazione, sia per chi vuole esibirsi sia per chi si limita ad ascoltare, è gratuita. Dunque, il locale che ospita le jam non incassa nulla dagli ingressi, ma fa da traino al calendario delle altre serate, in cui si esibiscono musicisti professionisti. E poi, naturalmente, ci sono le consumazioni “anche perché in una sera arrivano almeno 200 persone”.

C’è anche chi passa da una jam session all’altra, in locali diversi: “a Milano ci sono quartieri, come la zona di Piazza Po, in cui si possono trovare anche 3-4 posti dove si fa musica dal vivo. C’è gente che va in un locale, sta un po’ lì e poi si sposta in un altro, a pochi minuti di distanza. Sarebbe interessante creare un network tra questi locali. Magari in futuro, chissà…”

Alle jam capita anche di formare nuovi gruppi, che cominciano a provare e a esibirsi insieme. Racconta Giovanni Salvadori, cinquantenne frequentatore delle jam: “Dopo anni di strimpellate in casa, causa lavoro e famiglia, ho riscoperto il piacere di suonare in pubblico. E, grazie agli amici incontrati alle jam, mi sono ritrovato a formare un gruppo che ora suona in giro per feste e locali.”.

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