Tutto è permesso (o quasi)Italia – Nord Africa 2.0. La rete e la politica dal basso.

Si può riflettere sulle gioie e i dolori della democrazia dal basso analizzando in parallelo un fenomeno politico domestico e uno di politica internazionale. Partiamo da quest’ultimo, la cosiddett...

Si può riflettere sulle gioie e i dolori della democrazia dal basso analizzando in parallelo un fenomeno politico domestico e uno di politica internazionale. Partiamo da quest’ultimo, la cosiddetta primavera araba. Sull’onda di una protesta che le nuove generazioni (sia dal punto anagrafico che per composizione sociale) di alcuni paesi del Nord Africa hanno prima catalizzato e poi lanciato su internet, sono avvenuti alcuni Regime change che stanno cambiando gli equilibri internazionali. La lettura, dapprima entusiasta, si è poi tramutata nella consapevolezza che il potere non sarebbe passato indolore nelle mani di élite democratiche e dialoganti. La partecipazione diretta di strati sociali stufi di essere esclusi dal potere e decisi a rovesciare i regimi autoritari post-coloniali, fatto di per sé positivo, può produrre nuovi regimi o, peggio, dittature islamiste legittimate democraticamente. Un fatto negativo sia per noi che per quegli stessi paesi.
In Italia il cambiamento dal basso catalizzato e rimbalzato dalla rete ha provocato l’affermazione straordinaria del Movimento 5 Stelle, un partito nato sulla richiesta di cambiare una classe politica inefficiente e corrotta. Il fatto è di per sé positivo, poiché sono vent’anni che la politica italiana annega nell’assoluta decadenza e incapacità di agire. Non solo non vuole autoriformarsi ma, peggio, ostacola qualsiasi tentativo di cambiamento esogeno al sistema. Altro elemento positivo è che si tratta di un processo irreversibile perché, come dicono alcune analisi del voto, investe massicciamente le nuove generazioni che hanno deciso di partecipare. L’aspetto negativo di questa rivoluzione è il rischio di una paralisi istituzionale ancor prima che politica devastante.
Il punto è che la partecipazione dal basso e il coinvolgimento di ceti che prima erano esclusi dalla politica è un fatto talmente importante e positivo che non può essere lasciato senza una visione, che per forza di cose deve essere alta. E’ questo il più grave peccato della politica a qualsiasi latitudine. Altrimenti i rischi sono grandi. E speriamo che un giorno gli analisti politici di mezzo mondo non facciano un parallelo tra le manifestazioni di piazza Tahrir e i Vaffanculo day, spiegando che grazie alla rete e alla democrazia dal basso Italia e Nord Africa sono finalmente più vicine.

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