A Firenze cinema ed arti visive dal mondo arabo (e non solo)

C’è chi lo chiama l'Andy Warhol del mondo arabo per le sue opere kitsch e molto colorate, al tempo stesso sovversive e stravaganti. Vive tra Londra e Marrakech, e il suo mondo fotografico trae forz...

C’è chi lo chiama l’Andy Warhol del mondo arabo per le sue opere kitsch e molto colorate, al tempo stesso sovversive e stravaganti. Vive tra Londra e Marrakech, e il suo mondo fotografico trae forza e vitalità dalla sua storia personale. Cresciuto nel Marocco degli anni ‘60, si è poi trasferito a Londra, scoprendo d’improvviso la sua abbagliante scena artistica. Lui è l’artista e fotografo marocchino Hassan Hajjaj, per la prima volta in Italia con una personale all’Aria Art Gallery di Firenze, dal 5 aprile al 5 maggio. La mostra è un progetto speciale realizzato (con il contributo dell’Ambasciata del Marocco) nell’ambito del festival Middle East Now, nuovo appuntamento annuale dedicato al cinema, al documentario e alle arti visive dal Medio Oriente e Nord Africa. L’artista marocchino arriva a Firenze con un progetto fotografico dal titolo Vogue Arabe, in cui propone 12 suoi ritratti, oltre a due abiti concepiti per questo evento, che rileggono in maniera ironica il magazine Vogue e i suoi shooting glamour e patinati, molto spesso ambientati proprio nella casbah di Marrakesh o Casablanca.

Un’opera dell’artista marocchino Hassan Hajjaj in mostra a Firenze

Anche quest’anno Middle East Now, giunto alla quarta edizione, propone un ricco programma di film, documentari, short film e animazioni, 45 titoli che normalmente non vengono distribuiti in Italia, in cui spiccano un focus sull’Afghanistan e una sezione speciale dedicata a Israele e Palestina. In particolare, sarà proiettato in anteprima italiana Zaytoun (Olivo, in arabo) di Eran Riklis, il regista del Giardino di Limoni e di La Sposa siriana, che racconta come sempre una storia semplice, di amicizia tra un bambino orfano palestinese e un pilota israeliano, che è una boccata cinematografica di aria fresca. E c’è anche Round Trip, del regista siriano Meyar Al Roumi, viaggio on-the-road di due giovani da Damasco a Tehran, sulle note della musica libanese underground di Zeid Hamdan. Questa non è l’unica incursione pop dal Libano. Al festival ci sarà anche il melting-pot di immagini retro’, ispirate alla cultura popolare araba degli anni Sessanta, della graphic designer di Beirut Rana Salam. Le sue creazioni, oggetti vari di uso quotidiano, saranno esposte, e in vendita, in un temporary shop all’interno del negozio Societe’ Anonyme. E poi ci sarà anche lei, Rana Salam, che terrà una lecture dal titolo “From Shaabi to Chic” (Dal popolare allo chic, in arabo). Al centro di Cultura Contemporanea Strozzina, il 4 aprile. Info sul programma completo: www.middleastnow.it .

Wallpaper dell’artista libanese Rana Salam

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