La salute del serpenteSalute vuol dire prevenzione non cura

Finita l'era delle vacche grasse, siamo entrati in quella poco felice delle vacche magre, che diventano anche il simbolo di una rivisitazione nel campo della prevenzione sulla salute. Fino ad ora s...

Finita l’era delle vacche grasse, siamo entrati in quella poco felice delle vacche magre, che diventano anche il simbolo di una rivisitazione nel campo della prevenzione sulla salute.

Fino ad ora siamo stati bombardati da richieste di effettuare check up gratuiti di vario genere, e screening di massa, come se fossero la panacea di tutti i mali.

Salvo poi scoprire che non è affatto così, che la malattia ha comunque il suo doloroso corso, check up o non check up.

Per anni la medicina ci ha instradato ad esami di massa quale forma di salvaguardia della persona, confondendo, non si sa se volutmaente o meno, la prevenzione vera con la diagnosi precoce.

Ed oggi, anche in virtù della crisi nera che impedisce la sostenibilità del sistema sanitario, si sta facendo strada con passo veloce proprio il concetto trascurato di prevenzione, quella malandata parola che si riveste con i nuovi abiti dello stile di vita, dell’alimentazione e dell’aderenza alla terapia, laddove si debba ricorrere ai farmaci.

[Immagine da tantasalute.it]

Sono impegni che ognuno di noi dovrebbe assumere in primis senza affidarsi solo ad indagini cliniche costose che stanno rivelando il loro limite sia economico che di diagnosi.

In effetti è da un po’ che la comunità scientifica ha cominciato a nutrire dubbi sulla validità degli esami di massa.

Infatti gli scienziati del Nordic Cochrane Center di Copenhagen che hanno esaminato 18 ricerche, per un totale di oltre 182mila persone.

Ebbene, in 9 studi non ci sono differenze fra il numero di morti nel gruppo di chi si era sottoposto a controlli periodici rispetto a chi, invece, non lo aveva fatto.

«Lo studio è molto attendibile e accurato – sottolinea Gino Roberto Corazza, Presidente della Società Italiana di Clinica Medica e clinico medico all’Università di Pavia – e dimostra che il check-up di routine non riduce la mortalità generale, quella cardiovascolare e quella per tumore. Non solo, non riduce nemmeno la morbilità e le ospedalizzazioni».

«Questo tipo di controllo non è mirato sulla singola persona e non tiene conto di sesso e di età, da cui dipendono, invece, molte patologie – precisa Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) -. E sparare nel mucchio costa, ma non solo. Probabilmente in qualche caso il check-up suggerisce supplementi di esami che a loro volta fanno lievitare la spesa».

Uno degli aspetti più discutibili di questi esami è il risvolto, negativo, per diagnosi e cure di malattie che avrebbero potuto non presentarsi mai con quei sintomi, ma che invece possono aver inciso fortemente nella psicologia di quelli incautamente definiti pazienti.

Ansie e disturbi emotivi con ripercussioni sullo stato di salute sono spesso la conseguenza di simili approcci di vana terapia.

Dunque la centralità del singolo cittadino e la responsabilità della sua salute tornano a contare più di tanti esami diagnostici secondo i nuovi indirizzi ministeriali.

Pure le farmacie, gli avamposti della sanità, dovranno essere coinvolte negli studi, nella promozione e nella verifica dell’aderenza alla terapia da parte dei pazienti, ma che attualmente non supera il 50%.

Per fare un esempio a tale riguardo, basti ricordare che il sistema sanitario nazionale spende ogni anno 1.2 miliardi di euro per la prevenzione e la cura dell’infarto, ma oltre il 50% dei pazienti non assume continuativamente i farmaci, vanificando la prevenzione.

Certo è che non sarà così semplice intraprendere la nuova rotta della salute dopo che per anni ci hanno affidato alla presunta sicurezza di test diagnostici, talvolta inutili e molto costosi.

Non sarà facile convincere i cittadini a diventare i protagonisti e gli artefici della propria salute attraverso cambiamenti nello stile di vita, nell’alimentazione o nel seguire adeguatamente le terapie (i bidoni dei farmaci davanti alle farmacie la sanno lunga perchè sono colmi di confezioni scadute lasciate a mezzo o appena cominciate).

No, non sarà facile reindirizzarci a queste nuove linee guida e lo dimostra putroppo una sperimentazione in Gran Bretagna sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari in farmacia: è fallita perchè i cittadini mal volentieri si sono lasciati convincere a cambiare le abitudini di vita, se non imposte dal medico.

Ognuno è il miglior medico di se stesso: ai tempi della crisi e della globalizzazione è il ‘sempiterno’ dictat della salute!

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